Le spunte blu sono la versione urbana delle tumbleweed.

C’è una qualsiasi melodia, mettiamo Sapore di sale. Poi c’è Gino Paoli che la canta a Sanremo, qualcuno che la suona in spiaggia, una performance a cappella di un coro del Botswana, una cover punk, una azzoppata ma romantica performance sotto la doccia. La prima è l’essenza, l’idea platonica, le seconde sono le cose, cioè le sue manifestazioni imperfette.
Da qualche parte c’è l’idea della solitudine telematica, dei surrogati-di-rapporti che ci attanagliano e qui sulla terra ci sono le sue imperfette manifestazioni. Vale a dire che esiste il concetto, l’essenza prima della cosa per cui un ragazzo deve andare a casa di un amico e non suona il citofono che ha davanti a sé, ma prende il cellulare e scrive sono qui aprimi. Figurarsi quindi quanto sarà difficile per quel ragazzo andare da una ragazza e dichiararle la sua traboccante voglia di starle vicino. Ormai la proporzione o l’equazione o forse sarebbe più corretto chiamarla funzione l’avete già visualizzata: il citofono sta per la ragazza, lo smartphone per la variabile indipendente. Apro whatsapp e ci provo così, e l’idea lassù, nel mondo esclusivo suo e di altre fortunate, ci illumina di immenso. E diventa ancora più facile se questo corteggiamento qui non richiede neppure un’indagine di fondo, delle chiacchierate esplorative, quel lento e soddisfacente lavorio alla Jacques Cousteau che ci è stato tramandato, ma si limita a un paio di double-tap dalla tazza del cesso.
Il problema è che nessuno ne è davvero immune: magari lo fa con maggiore consapevolezza, in piccole dosi, ma così come Usain Bolt non corre con le scarpe di Pietro Mennea, anche noi subiamo il fascino e la forza del nuovo-che-avanza. Siamo certi che parole simili furono scritte o dette quando il telefono con i fili aumentava la distanza e dava un po’ di forza a un cuore che non parte, ma c’è qualcosa di molto più intimo in una voce lungo un filo che nel carattere freddo e distaccato di uno sfondo grigio e messaggi colorati di verde e bianco.
La realtà ultima delle cose sta nel fatto che nessuno vorrebbe, ha mai voluto e mai vorrà essere rifiutato. Che l’essere respinti fa male in qualsiasi circostanza, che neppure una grande autostima può davvero resistere all’urto del sentirsi inadeguati. Ecco perché si prova a diluire questa sensazione in un bicchiere di megabyte, perché risparmia tutta quella serie di circostanze accessorie che rendono il rifiuto ancora più spiacevole.
Non fosse però che niente a questo mondo arriva senza controindicazioni, perché le cose sono, come da introduzione, imperfette per loro intima natura. Minacciose emergono le spunte blu e anche questo richiede una brevissima introduzione. Rifiutare di persona richiede un no ben pronunciato, ammorbidito se necessario, ma pur sempre qualche parola accompagnata dall’avere quella persona nella sua debolezza davanti agli occhi. Al telefono tutto quanto finora detto, meno l’ultima parte. Gli sms davano una via di fuga, ignorare il messaggio, ma poi arrivava puntuale: ma ti è arrivato il messaggio? che ti costringeva in qualche modo a fare i conti con te stesso e la situazione. Ora invece non c’è bisogno di una domanda del genere, basta un semplice colore per informarci che sì, quel messaggio e stato letto e di conseguenza che no, non avrà alcuna risposta.
Classica scena da film western, prima o dopo un duello, all’arrivo del nostro eroe o del cattivo, la città è deserta e le tumbleweed passano sullo sfondo a ricordarcelo. Le spunte blu sono la loro versione urbana e tecnologicamente avanzata: ho visto il tuo messaggio, ho (forse) constatato il tuo spirito di iniziativa, ma non mi interessa. Non è più tanto una questione di coraggio, capacità di fare un passo avanti, ambizione, è che piano piano si cancella anche la capacità di comunicarlo il rifiuto. Spunte blu e via, caro mio. Vale per tutto, proposte, gridi d’aiuto, battute che si supponevano divertenti, foto, e così via. Quindi non parliamo soltanto si sentimenti, ma di rapporti in generale e quindi lì, in quel programma che ha arricchito poche persone, migliorato alcuni aspetti della nostra vita e complicato degli altri, si nasconde il deserto dell’anima.

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