Il paradosso della sessione estiva e la voglia di diventare grandi.

Come posso dare gli esami a giugno e allo stesso tempo coltivare quell’abbronzatura selvaggia che l’abbinamento con la moda del momento mi chiede? Solo delle gambe dorate valorizzano la gonna che ho comprato. Sono i colori a richiedermelo, la loro tirannia. Come faccio a elogiare le Jacaranda se devo stare in biblioteca? Come posso sperare che questa sessione finisca, che arrivi agosto, se qui al riparo della biblioteca la mia ragazza è protetta, mentre là fuori, fra aitanti e ipertrofici maschi in slip e occhiali colorati, sarà tentata di lasciare me, Giorgio, che pure in palestra mi sono iscritto ma con scarsi risultati? Come se poi queste cose bastassero: io ho fatto anni e anni fuori corso per poter passare le ore in biblioteca, per sperare in un ginocchio-che-sfioria-ginocchio e ora dovrei sacrificare questo, laurearmi e finire nel mondo di fuori che è più crudele e che non mi ha mai dato opportunità? Come se non ci avessi messo tutti questi mesi a provarci con la mia collega e ora dovrei dare tutti gli esami per non dover tornare a settembre, a continuare il lavoro, a sperare. Come se infine (si potrebbe continuare, in realtà) non mi servano gli esami per lamentarmi del fatto che debba dare esami, foto sull’instagram, faccia depressa e poco abbrustolita #domenicadaleonilunedìcosì.
La realtà più intima, quella che è difficile da guardare quanto la nostra faccia allo specchio il giorno dopo una serata di bagordi, alcol e cattive scelte, è che per cinque anni sogniamo l’ultimo giorno di scuola e quando finalmente arriva, quando anche gli esami di maturità tacciono, ci mancano quei caldi e sicuri tre mesi di estate. Nello stesso identico modo, la sessione estiva è il parafulmine di quest’età di eterna adolescenza. Beati voi che non studiate, che vi godete le giornate, che fate tardi la sera. Eppure, seconda-intima-realtà-altrettanto-orribile) ciò che arriva dopo è peggiore. Perché non ci sarà neppure tutto agosto libero e non ci sarà la possibilità di dire stamattina griso, o mi faccio il ponte del 2 giugno. Non ci sarà neanche la possibilità di scegliere con chi passarle le mattine o dove. E quindi, si rimpiangerà la sessione estiva con i suoi patemi dell’animo, ostacoli insormontabili di un mondo non ancora adulto.
La questione, certo, è come li affronti questi paradossi. Perché si potrebbe stare lì a far le prediche, ma viviamo in un mondo che ci chiede qualcosa. E se hai dai 19 ai 25 anni, il mondo ti chiede di lamentarti della tua vita universitaria con tutti gli strumenti social che ti ha dato a disposizione. Quale altro significato possono avere le rivoluzioni tecnologiche se non di allargare lo spettro delle persone a cui possiamo rivolgerci, piegare leggermente le ginocchia, mettere le mani a coppa e dire, rigurgitare!, ‘scallonisi?
Lo indirizzi al liceo quando ancora ci vai, alla sessione estiva quando la affronti, al caldo in estate, al freddo in inverno. Durante la settimana aspetti il sabato, a ottobre aspetti Natale, a gennaio aspetti l’estate, d’estate aspetti la tiepida monotonia dell’autunno e quando ognuno di questi singoli eventi arriva, tu stai già aspettando qualcos’altro. Uno può guardare queste cose dentro lo specchio e abbracciarle o rifiutarle. La domanda decisiva però è un’altra: questa faccia indica il giusto messaggio al popolo della rete? I capelli sono messi abbastanza bene da farmi rimorchiare in biblioteca? Ho migliorato il mio corpo al punto da sottrarre la mia ragazza alle tentazioni altrui?
La risposta è ficcata dentro ognuno di voi. Avete il nostro solito spassionato supporto.

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