I turisti a Cagliari non li voglio.

Io mi ritrovo che per vedere Firenze mi devo alzare alle 7 del mattino, perché se esco di casa che sono già le 8.30 non ci ho mica intorno il passo svelto di chi marcia a lavoro, l’odore del caffè e delle borsette i ragazzi con i visi sfatti perché non è ancora domenica. No, c’è invece quella belva umana che è la folla, le orde barbariche, gli Hyksos con la Reflex che battono i piedi manco fossero zoccoli e ciarlano e fanno file e tirano il naso all’insù e ciarlano ancora. 

Ora io scrivo queste righe non perché voglio parlare di Firenze o dei fiorentini, è un azzardo che si lascia ad altri, quello, s’intende, di parlare di certa gente perché ci sei stato qualche giorno. Le scrivo perché poi mi immagino Cagliari quando quegli altri parlano della città che dovrebbe vivere di turismo, ma io le orde non ce le voglio. Lo slalom fra le scolaresche ormonali e le famiglie giapponesi e non voglio neppure i ristoranti turistici, perché non c’è nulla di peggio dei ristoranti turistici. Uno si prende la briga di andare fin là e questi che gli offrono da mangiare? Così, dalle mie parti, non si fa.

No, non li voglio tutti quei turisti. E non m’interessa se afflussi del genere ti salvano la pelle all’epoca della Crisi, e non mi importa che per salvare la pelle si fa tutto, né m’importa che tutti conoscano la mia città. Io voglio esserne geloso, voglio storcere il naso quando un forestiero mi dice che la adora e vorrei chiedergli: sì certo, ma tu a correre al Poetto la domenica mattina ci sei mai stato? E se mi dici una volta non vale. E non è xenofobia, è che la città è anche mia e io la voglio un po’ anche per me, senza la folla consumante. Non ho paura che me la rovinino, non penso che l’orda turistica sarebbe responsabile dell’inquinamento più di quanto non lo siano già i sardi. E poi te li immagini i cagliaritani a dover combattere con la movida? Da altre parti si scomodano fascismo e antifascismo in difesa del sacrosanto diritto di vomitare portoni.

È che voglio andare alla prima fermata senza l’adesivo di TripAdvisor e voglio trovare posto a mezzogiorno quando quelli del primo turno della mattina se ne vanno. E voglio uscire la sera senza fare mezz’ora di fila per un gelato e senza qualche ragazzo del ristorante turistico che ti prova a fermare e ti dice: dai siediti qui, mangia da noi. E voglio che poi quelli che ci vengono qui non li debba consigliare io su quali posti evitare, voglio che sappiano che i ristoranti non sono mai pensati per turisti e che quindi sono posti per bene e non sale mensa con apposito travestimento.

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