Giorgioni, cremini, gaggi and Co.

Quest’estate sotto l’ombrellone ci è scappato tanto volte di dire «quello è un lillo». Al che una nostra amica continentale (mondogaggio: il blog che attraversa il mare) ci ha chiesto cosa volesse dire, e quando abbiamo replicato «un Giorgio», l’espressione di smarrimento sul viso della nostra amica ci ha fatto capire che Cagliari è davvero un posto togo. Se proprio ci fossero dei dubbi — al netto della strenua battaglia che la Città del Sole conduce, finora vittoriosa, contro l’inverno — un nostro amico ieri ha descritto un tipo con un robusto «è Giorgio per essere Giorgio e mighe ne ho conosciuto di Giorgi».

Il momento in cui l’apocalisse ci è sembrata più vicina è stato il 2002. L’anno in cui si credeva fermamente che i pantaloni a metà culo, le magliette Playboy o De Puta Madre e le visierine fossero cose da indossare senza alcuna vergogna, anzi a testa alta. I meno smemorati ricordano che come ora la subcultura fighetta attinge a quella hipster, ai tempi attingeva a quella gaggia. Uno dice: eh sì, ma l’anno scorso i cremini mettevano la canadese. Al che l’attento lettore di mondogaggio risponderà: forse non ricordi che le ragazze entravano in discoteca (dove ora entrano con doppia cifra sotto il tallone, gonne a vita alta e la primavera sul resto degli indumenti) con i Dickies, l’ombelico fuori e il cappellino degli Yankees. Aggiungiamo che a una nostra amica fu impedito di entrare per un cappellino degli Yankees, unico caso che ricordiamo di security che non fa passare una pivella. Mica cazzi. Comunque, provate a proporre ora quell’abbigliamento a una qualsiasi ragazza che non sta all’ombra della madonnina e vedete cosa vi risponde.

La Trassa del Continentale ci insegna che ciò che i cagliaritani disprezzano di Cagliari sono i gruppi chiusi e i giudizi sommari: cose come un paio di scarpe che dice chi puoi frequentare e chi no. Cose che ovviamente nelle altre città miga accadono. A Cagliari ci sono i gaggi, ci sono i cremini, c’è qualche hipster e c’era una forte comunità hip-hop che taggava al Terrapieno, toyava gli altri e tutte quelle cose che arrivavano da Oltreoceano. Altra parentesi: abbiamo visto una foto di una rivista degli anni ’90 con una crew hip hop cagliaritana in bianco e nero e sullo sfondo le palme: sembrava Los Angeles. E poi ci sono tutti quelli che non vogliono essere nessuna di queste cose e sono un po’ di tutte. Penso ci sia una straordinaria democraticità nel cagliaritano allicchirito che si lascia a qualche volgarismo del tipo mamìche. O ancora il cagliaritano colto che fa anche un discorso serio debuttando con ma la ghe la Corte dei conti

Torniamo al principio, quando il pesante respiro dei destrieri dei cavalieri dell’Apocalisse soffiava sul Golfo i cremini avevano dismesso Hogan (ve le ricordate quelle basse, beige?) e maglioncino sulle spalle (il noto maglioncino da cremino, che nostalgia!) per darsi alle Air Max e alle magliette dentro i pantaloni, nonché al mullet. Non dite che voi il mullet non lo avete mai avuto, perché ho un archivio fotografico di quegli anni che sembra una festa a tema MacGyver.

Impenetrabile e impermeabile ecco che resiste a ogni deriva la comunità dei jolloni. Il Giorgione — che in linea di massima legge i manga, ascolta metal, ne caga molto di internet, è bambo, disprezza il mondo e fa cose da jollone — se ne frega. Se ne frega se ha i lacci delle scarpe che toccano terra, se ne frega se è fuori tempo nei discorsi, se ne frega sopratutto se la maglietta del gruppo musicale metal la indossa da tre giorni di fila. Ecco, il jollone ha un approccio hipster alla musica: zero MTV, io ascolto gli Iron Maiden. E cerca anche la sua nicchia in gruppi incazzati della Scandinavia che quelli sì che sarebbero la colonna sonora dell’Apocalisse.

Cambiano le mode, ma il Giorgione resiste. Lo fa a modo suo, ma resiste al mainstream. E quindi se il vero hipster fosse lui e non quello che si fa il risvoltino? Buttiamola lì: e se un giorno sarà da cremini vestirsi da giorgioni, con i lacci che spazzano le strade?

Questa città si presta così tanto a vaneggi postmoderni che ora usciamo a goderci questo lungo weekend, perché Cagliari essendo un posto togo ha pure il santo patrono piazzato strategicamente sul calendario.

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