L’amore ai tempi di Whatsapp.

Se prima senza Omnitel non cuccavi, ora senza whatsapp almeno sei antico, come sentenzia una ragazza che vedo illustrare i benefici, che dico! l’indispensabilità, dello strepitoso servizio. 89 centesimi l’anno sono il prezzo da pagare per cancellare un’espressione dal proprio vocabolario: sei Vodafone?

C’è stato un tempo — più di un decennio, dagli anni del mutino Carhartt in poi — in cui la multinazionale della telefonia è stata incatenata all’identità cagliaritana. Il famoso prefisso 34-qualcosa (o ma tu ce lo metti +39 davanti ai numeri?) non era necessario: se sei cagliaritano, un cagliaritano con una minima ambizione di non essere solo tu e il lato oscuro di internet, hai per forza, sei Vodafone!

Gli anni dell’hipsteria hanno cambiato tutto, cellulari intelligenti, smartphone ed ecco che la necessità del 34-qualcosa si volatilizza. L’emancipazione costa 89 centesimi l’anno, non fare la tanalla. È quindi chiaro, è cambiato il nome, ma la sostanza resta: senza whatsapp non cucchi! Via, è come sperare di rimorchiare una CCC senza risvoltino nel pantalone, senza risvoltare pagina. Qualcuno si oppone, vecchio e sporco reazionario: no whatsapp non me lo faccio, il cellulare mi intreula già molto, mi distraggo, ma basta la leva giusta — la tipa giusta! — che compare anche il suo nome nella lista contatti. «Ciao! Figo questo whatsapp». Francamente nessuno ha mai mandato più di dieci MMS in vita sua, con whatsapp invece le foto piovono, gli audio, perfino i video. Mandamelo su whatsapp, anche l’email è antica. Nostalgia canaglia, tornano alla mente di nuovo gli anni del mutino Carhartt e non solo perché mia mamma ha ripreso a usare il 3310 (modello 2001, usato allo sfinimento e in qualsiasi condizione: be’ è ancora fiammante), ma perché c’era quella famosa pubblicità che faceva whazzzzuuup, che poi la citavano in uno dei film cult della nostra era, quello che ci ha insegnato a non appoggiare l’orecchio nei bagni, Scary Movie, visto al Nuovo Odeon una generazione fa.

Come se il mondo non fosse già abbastanza perverso, come se l’occasione non facesse tutti ladri, come se quindi non bastasse facebook ecco un nuovo strumento per creare dissidi internamente alle coppie. Come se non bastasse chi è quella che hai aggiunto? — Un’amica — Fanculo figlio di puttana. Ho visto che sei entrata su whatsapp diverse volte, perché non mi rispondi? Lo vedo che sei online, rispondimi! L’ansia a quattro cifre, con due punti in mezzo: ultimo accesso alle ore 18:38. Le strategie di difesa: togliere l’impostazione che fa vedere l’ultima connessione, guardare il messaggio dalle notifiche senza però aprirlo. Quasi fosse davvero necessario giustificare una cosa così, quando l’inusitato buonsenso comanderebbe pensare che: magari risponderò dopo. Coppie che si conoscono, che litigano, carica batteria portati ovunque perché internet consuma la batteria, ma senza internet non puoi usare whatsapp, e senza whatsapp non cucchi e quindi — ecco che arriva! — senza internet non cucchi. E quanti ancora si torturano a vedere un accesso e chiedersi: perché non mi cerca? Domande che si sono sempre fatte, ma che prima non avevano la dura conferma dell’ultimo accesso alle ore.

Non facciamo i negativi. Dove la mettiamo la possibilità di un numero incredibile di faccine che è precluso alla banale tastiera? Sono così tante che alcune, ve lo confesso, non ho mai capito cosa siano. Però ecco, più possibilità di esprimersi e quindi tattiche più accurate. È msn che torna, sul cellulare però: la combinazione che negli anni 2000 tutti speravano, ma che il progresso tecnico ancora non permetteva. Sempre caro mi fu, però, il 3310.

2 pensieri su “L’amore ai tempi di Whatsapp.

  1. Quanta verità.
    Ma non stavamo meglio negli ’80, quando chiamavi la pivella a casa e se rispondevano i suoi erano guai? o con le cabine telefoniche? o quando suonavi al citofono per dirle di scendere?
    Ma, a proposito: i citofoni li fanno ancora?

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