Kiagliari: una guida pop… all’estate cagliaritana.

Esci dall’albergo, fa un caldo che non sembra vero. Sbuffi, sudi. Smettila dai, dalle tue parti passi tre mesi a sbrinare ghiaccio dal parabrezza prima di andare a lavoro. È per il caldo che sei venuto qui e ne hai in abbondanza. Vai al mare: prendi l’autobus, uno qualsiasi che abbia la P, appena intravedi l’acqua scendi: sei alla prima fermata e con gli occhi su questa guida, scopri che il mare a Cagliari si comunica a fermate. Sei stato frenetico, non hai ragionato, non ti sei regolato, ma quella della prima fermata non è una cattiva scelta. È la fermata più vintage, dove mare e vento si sono mangiati quasi tutto ciò che aveva creato il ripascimento. Fregatene di cosa fosse, sappi solo che se prima hai letto una guida che parlava di “cipria”, be’ non è proprio aggiornata. Comunque ora stai leggendo la guida giusta, quella che ti dice ciò che devi sapere e che ti dipinge mentre scendi, poggi la borsa, togli la maglietta, sfoggi il fisico rifinito da due mesi di palestra, bello come un dio greco. Non vorrai mettere la crema, perché vuoi un’abbronzatura selvaggia, è per questo che sei venuto. Quindi ti brucerai, ma è inevitabile. 1) Non sei come quei tristissimi settentrionali con doppio strato di crema bianca come fosse un vestito 2) Non c’è modo di non bruciarsi, prima o poi succederà, quando meno te lo aspetti, anche sotto l’ombrellone. Parlavamo di vintage, perché qui potrai ancora godere della bassa marea con colori caraibici, l’acqua che arriva allo stinco per metri e metri, per le signore deambulanti e per i pedatori da spiaggia.

Che fare ora? Un caffè al bar per cominciare. Questo è un argomento spinoso, non si sa come e in che forma i mitici chioschetti si materializzeranno quest’anno. Fregatene, qualcosa ci sarà, tu non sei mica uno di quegli indigeni che arriva col termos di caffè e l’anguria da 20 kg. La vista non è male: ragazze che fumano, qualche signore che legge il giornale, molti gamberoni che per definizione devono passare un’oretta al bar prima di sporcarsi i piedi. Finito il caffè — e non puoi lamentarti perché costa molto meno di quanto lo pagheresti a San Teodoro dove vanno i tuoi amici fighetti — vai nella mischia. Non hai dimenticato gli occhiali da sole, vero? Altrimenti come faresti a guardare tutto quel ben di Dio che l’era della brasiliana ha concesso ai bagnanti? Non stare solo a guardare, puoi anche tentare un approccio, occhio al vaffanculo sulla fronte, ma verso i continentali questo è un po’ mitigato. Oppure puoi unirti a qualche partitone in corso, è quanto di più genuino ci sia. Si gioca alla tedesca, ma alla paesana, con cannonate che volano per 20 metri «minca se era in porta già la vedevi», versione kalaritana del «viva il parroco!».

La prima volta mangerai al bar, dalla seconda comprerai al market. Non ti diciamo perché, mentre leggi questa frase starai già imprecando. Fa’ il bravo che sei in vacanza su, e facci girare l’economia! La giornata al mare è finita, torni, doccetta veloce sfoggi già un colorito sano… forse non proprio sano, sembri Carlo Conti, ma ti riempi di aloe, indossi una camicia leggera e vai. Cena in qualche posto carino, diffida dei ristoranti con menù turistico, entra invece nelle strade della Marina, è difficile che tu possa sbagliare, fatti guidare dai profumi, ingoia quel mezzo litro di saliva. No, non dal kebabaro! Anche se, se proprio devi, il Kebab di Via Dei Mille è il top. Assicurati che siano le 11 prima di uscire dal ristorante, è quella l’ora in cui si esce, qui nel Capoluogo. Ora sei in piazza Yenne, all’ombra di Carlo Felice, la piazza è gremita e l’istinto ti guida verso l’alto. Segui la salitina, vedi laggente, quello è il Mojito, ed è una tappa obbligata dell’estate cagliaritana. Poi può salire verso i bastioni, no, non prendere le scale, c’è l’ascensore. Libarium o Caffè degli Spiriti, o uno dei tanti altri locali, ci sono tantissime persone che prendono il fresco e sbrinano dopo la giornata al mare. Intorno a te vestitini provocanti, scarpe aperte, molti gamberoni con mocassini e cinture Burberry che dicono «in grinta, in piena, zio». Forse rimedi qualche conoscenza evitando i nerboruti amici che sono gelosissimi delle loro amiche. Dove diavolo sarà il bro-code? Sciolto sotto il sole d’agosto. Alcuni restano, molti si muovono verso le discoteche fuori città, o al Poetto. Ma per oggi sei stanco, vai a letto.

3 pensieri su “Kiagliari: una guida pop… all’estate cagliaritana.

  1. Ciao , ti seguo sempre e ho letto tutti i tuoi articoli e devo farti i complimenti perché sono divertenti e veritieri allo stesso tempo , se scrivessi un libro lo comprerei subito! 🙂

  2. La poesia della periferia raccontata. Anzi, del luogo che e’ cosi’ tanto non-periferia che la periferia vera (quella delle canzoni dei cantautori del Continente) viene quasi sognata. E agli occhi del viaggiatore, che per definizione e’ sempre di passaggio, non ha amici e guarda alla realta’ con occhi di chi compila una cronaca, i riti e le incongruenze appaiono di volta in volta strani, pittoreschi, stranianti. E’ il rimanere per sempre continentali, anche quando la’ ci si vive da dieci anni. Perche’ in effetti cosa sono dieci anni per il popolo che non perde occasione per rinfacciare a chiunque abbia la sfortuna di non essere isolano, che un tempo si cavalcava sulle spalle dei nuraghi?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...