«Magari vi raggiungo dopo», o dell’arte del grisare.

«Vieni al mare stasera?» «Boh, magari vi raggiungo dopo». E tu che pensi: che amici di merda che ho, perché sai già che quell’amico lì ti vuole grisareGrisare, etimologia sconosciuta, sport nazionale cagliaritano, versione rossoblù del tirare il pacco che è sport nazionale italiano. Gli amici non li puoi cambiare, perché qualche amico del genere ce l’avrai comunque e l’ha detto già Voltaire che ogni persona su questa terra è convinta di essere afflitta dalle peggiori sventure. Non pensare di essere peggiore degli altri: tutti hanno qualcuno che li vuole grisare, e tutti vogliono grisare qualcuno. 

Ci sono tante versioni, poi. C’è quella del tipo «ragazzi, il 30 luglio organizzo questo, venite?» «Boh, sì, ti faccio sapere». Tradotto nel linguaggio del grisare significa: vedo come si avvicina quella data se ho qualcosa di meglio da fare, se no vengo, o magari vi raggiungo dopo. Perché diciamo le cose come stanno: se oggi, 6 luglio, io t’invito per il 30, cosa cazzo devi aspettare? Segnati che il 30 hai un impegno e non prenderne poi altri. O anche quella del rispondo direttamente il 27 luglio. Ma cosa c’è dietro il grisaggio? La straordinaria voglia di tirarsela? Il mostrare una vita-impegnata-guarda-non-puoi-capire-come-sono-incasinato-in-questi-giorni? Oppure, in buonafede, il dimenticarsi degli impegni presi? 

E se invece grisare fosse la versione potenziata dell’arrivare in ritardo? Voi direte che sì, i ritardatari esistono in tutto il mondo, lo vediamo anche nei film, ma anche se una storia sociale del ritardo non l’ha ancora scritta nessuno, il ritardo è un vizio italiano. In Italia le riunioni fissate per le 10 iniziano, quando va bene, alle 10.30. Le lezioni delle 9 alle 9.20, i grandi eventi delle 8.30 alle 9.40. C’era un italiano che viveva in America — del quale non faccio il nome per non fare la persona colta — che diceva che quando doveva andare a un evento organizzato da americani per le 6 andava alle 6 e quello iniziava puntualmente. Quando doveva andare a un evento organizzato da italiani, chiamava e chiedeva «scusate ma l’evento delle 6, a che ora inizia?» E loro tranquillamente rispondevano alle 6.30 o alle 7. Arrivare tardi, come il quarto d’ora delle star, fa sentire importanti, impegnati. Puntuale arriva solo chi non ha un cazzo da fare.

Un professore scozzese un giorno mi disse che gli capitavano spesso, con gli amici italiani, dialoghi del genere: «Andiamo a prenderci una pizza, un giorno o l’altro?» e lui rispondeva: «Sì, certo, quando?» «Eh, un giorno!»

Grisare per essere ancora più importanti, questo sì che dimostra l’italianità del capoluogo isolano!

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