L’hipster in ognuno di noi.

È stato quando ho visto un sito cattolico che si erge fiero per la difesa delle proprie idee contro «i paraocchi imposti dalla cultura dominante» (sic!) che l’ho capito: in fondo in fondo, siamo tutti un po’ hipster.

Internet è una cosa strana. È quella cosa, per intenderci, che pur essendo probabilmente il più potente mass medium viene usata da molti come «difesa» contro gli stessi mass media. I media manipolano, informatevi su internet! Come se, appunto, internet non fosse anch’esso un mezzo di comunicazione di massa e, forse, il più massificante. Grazie al web 2.0 le cose diventano globali, le mode hanno più rapida diffusione, si può comprare da ogni parte del mondo (esclusa la Corea del Nord) e vedere come ci si comporta in ogni parte del mondo. Ma la massificazione non piace a nessuno, per quello quando si litiga nel web 2.0, la discussione scivola spesso nel «siete delle pecore», oltre seguire la legge di Godwin. Essere mainstream non piace, salvo quando c’è da uscire la notte (vedi Lo struscio del sabato sera) ma anche lì fa incazzare vedere qualcuno portare la nostra stessa maglietta.

È per questa ragione che siamo tutti un po’ hipster. Siamo tutti un po’ gelosi della nostra indipendenza ovvero dei nostri gusti in fatto di abbigliamento, musica, sport. La spassosa, anche se datata, battuta «se un albero cade nella foresta e nessuno lo sente, un hipster comprerà la colonna sonora» rappresenta un po’ questo desiderio.

Quanto vi incazzavate quando da bambini vostra/o cugino/a sfoggiava il vostro stesso outfit o addirittura maschera di carnevale? Nello struscio dei sabato invernale le serate a tema in maschera non sono forse la disperata ricerca di quel costume che non solo nessuno ha ma che nessuno avrebbe mai pensato? Ecco, cazzo, c’è un altro Joker! Serata rovinata.

Pensiamo all’eterna lotta fra il calcio e gli altri sport. Il calcio è mainstream, il rugby o la pallavolo sono più da hipster. Un amante di uno sport secondario vorrebbe una sua più capillare divisione, ma allo stesso tempo ne è geloso. Quando uno sport si diffonde un po’ (vedi il football quando c’è il Super Bowl) il fan di quello sport inizia a pensare ma cosa cazzo ne capisce questo qua? e scrive commenti da saccentone! Io seguo questo sport dal 1989! Vale anche per i libri e per i musicisti (penso anche per gli artisti, ma preferisco non interessarmene). C’è anche l’hipster della tesi di laurea. Certo esistono gradi e sfumature, però quel senso di volersi distinguere dal gregge c’è sempre. Tornando all’incipit, esistono hipster anche fra i cattolici più accaniti. Avete mai sentito (o visto) due cattolici discutere sul fare o no sesso prima del matrimonio? Ci sarà quello contrario che si presenterà come il vero difensore della parola di Dio contro il degrado dei costumi.

È poi una storia vecchia come il mondo quella di prendersela con le generazioni successive, che sono sempre peggiori della nostra. I nati negli anni ’70 dicono tutto il male possibile di quelli degli anni ’80, ma noi possiamo rispondere: dico ma avete visto che maglioni vi mettevate?

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