Il ballerino.

Il tipo sale sul 3, ha la solita bandana a stelle e strisce, il solito grembiule da lavoro blu, la solita coda di cavallo, i soliti ciondoli, la solita «borsa» fatta con le buste e i manici con lo scotch, la solita radio, è il solito tipo.

Indica un senegalese: «sono questi i veri americani, mica gli indiani».

E poi un po’ come tutti si lascia ai ricordi possibili, ai futuri possibili ai se se se. «Ma se ero in America ora, potevo cantare in strada mi facevo ricco. C’ho un amico che me lo dice sempre di andare».

Poi vedo lo stesso tipo, sullo stesso pullman o su un altro, guarda un vecchietto e gli balla vicino con la musica che parte dal suo stereo, qualcosa di old school alla rappers delight. Fa la scossa, si butta a terra, guarda il vecchio e dice «questo è il giro portoricano». Dio, che idolo!

Parla con gli autisti, li conosce tutti, anche se non ha mai pagato un biglietto. «O’ fra, sono venute queste tipe mi hanno chiesto o’ ma sei tu quello che balla, gli ho fatto un flic-flac all’indietro si sono state zitte». Quasi convinco un amico a sfidarlo a fare un flic-flac, il mio amico non lo sa fare, ma almeno così lo vediamo all’opera, perché io manco so cosa sia un flic-flac.

Quando passi cinque anni a prendere sempre gli stessi pullman è inevitabile che vedi sempre le stesse persone. E lui c’era sempre sul 3 al ritorno dal Pacinotti, o a volte in centro sull’8, quando l’8 saliva ancora a Buoncammino. Aveva anche il cellulare e ci giocava come un bambino. «Cess questa è Jessica» parla con l’autista «mi fa lo squillino… ce ce mì un altro… no mi sta uccidendo.. minchia anche Gianni ora» e ride e ride. E ogni tanto balla. Lo fa anche in giro, alla fermata, come se fosse in America dove pensa, anzi sa, che avrebbe un palco e sarebbe ricco. Poi gli fanno un video che finisce su youtube, lo prendono in giro, alla fine lo intervista l’Unione ed è proprio la fine perché dice che è stanco, è stanco di essere preso in giro e quell’intervista è davvero ridicola. Così si taglia i capelli, non porta più la radio, non fa più giri di testa. Lava solo le vetrine e io lo incontro ancora, gli è rimasto solo il grembiule blu, non ha più neanche la collana di Bob Marley. È come un bambino a cui hanno detto che Babbo Natale non esiste. Chi gliel’ha detto, è proprio uno stronzo.

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