Il Poetto da quando non ci sono i casotti.

In politica, e non solo, è reazionario chi intende tornare indietro e rifare un’esperienza superata. Reazionario è quindi sinonimo di retrogrado, tradizionalista, nostalgico. Quando si dà del reazionario a qualcuno di solito non lo si fa per fargli un complimento, eppure sono convinto che c’è almeno un fronte sul quale tutti noi siamo schierati dalla parte della Reazione. Non intendo dire che questo fronte sia comune per tutti, ma che in fondo in fondo c’è un aspetto della vita per il quale pensiamo che sì, si stava meglio prima. Infatti, passando ai sinonimi, abbiamo difficoltà a dirci retrogradi, ma non neghiamo di essere un po’ nostalgici. Poi c’è chi è nostalgico di esperienze che non ha mai vissuto, ma c’è anche chi è convinto di essere una gallina, quindi è patologico, ma neanche così grave.

Citando una canzone nota da queste parti, c’era una volta (la vedete la Reazione?) la nostra spiaggia, bella anche se piena di gente un po’ gaggia. Parlo a quelle generazioni del post-casotti, quelle che sono nate dopo il loro abbattimento o che erano troppo piccoli per ricordarlo — poi che alcuni rimpiangano i casotti e ti dicano quanto erano belli nonostante abbiano 18 anni è un altro discorso che scivola nell’immaginario. Come si può non essere reazionari, retrogradi, tradizionalisti e nostalgici quando si parla di Poetto e di quella parola, che nessuno conosceva e che ora è nota quanto «Natale», ovvero «ripascimento»?

Il fiore all’occhiello dell’orgoglio cagliaritano completamente appassito. Certo sono passati dieci anni e qualcosa è di nuovo cambiato. Il mare si è rimangiato rapidamente la sabbia e il ponte del Lido è tornato a essere toccato dalle onde (ricordo che la prima estate dopo il disastro c’erano almeno cinque metri di sabbia a separarli). Non ci sono più i perdigoni che ti accoglievano appena scendevi dal 9P e giocare a calcio è meno doloroso. Qualcuno azzarda di nuovo qualche rovesciata, anche se è un’altra cosa rispetto a quando si atterrava su quel morbido manto bianco e quando correre per recuperare il pallone calciato dalla prima alla quarta al grido di «ma se era in porta già la vedevi» era molto più faticoso perché si affondava come a Chia. Gli anni prima della raccolta differenziata, dove porta era lo spazio da un cassonetto-dimensione-ragazzino-di-12-anni all’altro.

Fortunatamente i cagliaritani sono tenaci e la spiaggia non l’hanno mai abbandonata. E se per una storia di quello che è successo nel primo decennio del secolo XXI, vi rimando all’archivio, cosa caratterizza il microcosmo estivo del Poetto agli albori del secondo? La grande novità dei chioschetti vintage (ma con l’Emerson che resiste integro) è accompagnata da una delle trovate più geniali (e con geniali intendo idiote) che in anni e anni di frequentazione del Poetto abbia mai visto.

Anche al mare si sciora. Primo modo per farlo è avere il costume giusto, anche perché il resto dell’abbigliamento resta al suo posto giusto per il tratto che conduce dalla strada al mare (che sa tanto di dalla culla alla tomba). Ci sono stati gli anni dei Falanx, gli anni del Sundek, gli anni del costume da surfista e gli anni dello slip. Fra i più giovani ora si diffonde però un’idea del tipo ta gazzu costume. Non nel senso che fanno nudismo, ma nel senso che mettono mutande e pantaloncino da calcio. E ci si fanno il bagno, la doccia e tutto quello che si fa con il costume indosso. Lascio immaginare quale estro ci possa essere nell’usare, invece che un costume da bagno, un qualcosa che non è fatta per essere bagnata (se non in lavatrice). Fra le tante cose questa è forse quella che mi lascia più basito. E se la brasiliana, con soddisfazione dei nativi, è sempre più un must, talvolta dando luogo a risultati grotteschi, può lo scioro fermarsi qua?

Certo che no. Tornando alla nostalgia, la spiaggia è un diritto di tutti, con questa scusa han buttato giù i casotti, lasciando in piedi gli stabilimenti, sono proprio questi il teatro del vero scioro, filtrato fra scuole, università e frequentazioni giuste. Esiste una fetta di gioventù che va al Lido o al D’Aquila con l’abbigliamento necessario e passa tutta la mattinata, o pomeriggio, o giornata, al bar. Andare al mare per stare al bar, magari senza neanche il costume. Quanto è poetico?

Fra amianto e bonifica, nuovi movimenti migratori interessano gli spazi balneari, i gaggi privati della loro roccaforte si muovono in massa verso la prima, dove un’avanguardia c’è sempre stata ma il Twist, nella nuova versione rosso-vintage, resiste alle recinzioni arancioni. La grande estate è appena cominciata e a sei in bolla, zio si accompagna un nuovo modo di chiamare gli altri: mister.

Ieri comunque c’era la bassa marea, l’acqua era pulitissima e la prima fermata (sabbia a parte) sembrava i caraibi. Ho una vecchia foto fatta in una giornata del genere, del Poetto pre-ripascimento. È bello da far venire i brividi, con la gente con l’acqua alle caviglie e poco da invidiare a Stintino. Guardando quella foto, guido le forze della Reazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...