Quell’irrefrenabile odio per Sant’Efisio.

Si può amare Cagliari e odiare Sant’Efisio?

Non sono un vero e proprio agorafobico. Non ho paura dei luoghi pubblici, quanto delle masse. Ma neanche delle masse in sé. Sono stato a New York, ho camminato per la quinta strada e ho passato un sabato sera a Times Square e sono stato a Hatfield Square, a Pretoria, la piazza dell’alcol, piena di gente e chiusa da mura eppure non sono solo sopravvissuto ma sono stato bene. Ho paura non delle masse disorganizzate, della tanta gente che fa cose magari simili ma diverse, cioè cammina in varie direzioni, entra in diversi negozi, si ubriaca con il brandy & coke o ci prova con un gruppo di ragazze che si sono già ubriacate con il brandy & coke. Ho paura delle masse che fanno la stessa cosa, che procedono compatte, proprio come nelle processioni.

Forse Sant’Efisio mi ricorda di quand’ero bambino e ti ci portavano senza che tu potessi opporre resistenza e stavi sotto il sole, ogni anno la stessa cosa, e magari ti compravano una bibita e per forza te ne rovesciavi un po’ addosso perché eri un bambino e quindi restavi lì, sotto il sole, impiastricciato con quell’odore di merda di animale che ammorbava l’aria. Maggio è così, c’è la fiera e c’è Sant’Efisio.

Oppure è proprio colpa del suo essere non solo una processione ma la processione per antonomasia a Cagliari. La gente arriva dai paesi per sfilare nei loro costumi e alcuni di questi paesi sono quelli in cui lo sport nazionale è che facciamo stasera? non lo so, che ne dici di ubriacarci? Non mi piacciono neanche i costumi. Mi danno l’impressione (e, metto le mani avanti, è un’impressione sbagliata) di quelle rappresentazioni della Sardegna da piccolo mondo antico, con la gente che è sparsa fra paesini rurali e non conosce i jeans, un po’ come la pubblicità del centenario dell’Ichnusa.

E poi c’è il santo. Personalmente non mi ha fatto nulla ma è un santo ed è portato in processione, la statuina addobbata. Sì lo so, dovremmo rispettare le tradizioni ma io non ci riesco. Io guardo il santo e ci vedo l’inquisizione, il non expedit, la lotta al divorzio, all’aborto e alle cellule staminali, vedo Galileo in ginocchio e Giordano Bruno in fiamme, vedo i gay definiti malati e il sesso come una colpa.

Allora mi chiedo, la Coca-Cola che mi finiva sulle mani e, mischiata all’odore di merda dei cavalli me la faceva sentire addosso, non ci può fare proprio nulla? Non può trasformare una tradizione così come ha fatto con il Natale, che da noiosissimo momento di preghiera e celebrazione di Gesù che è venuto al mondo ecc. ecc. è diventato la festa del consumismo e della mangiata selvaggia?

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