Codice della vita stradale.

Prefazione

Tra la legge scritta e la vita vissuta, tutti sappiamo che differenza passa. Lo statuto e i codici cosa ci dicono di realistico sul nostro Paese? (1)

Quando si gira in auto in Italia viene la gran voglia di pensare per quale assurdo motivo agli italiani sia concesso di guidare. Se lo chiese anche Bill Bryson nel suo viaggio in giro per l’Europa qualche anno fa. Appare chiaro a tutti che chiunque si metta al volante abbia lo scopo preciso di dimenticare il codice stradale, e non intendo di cercare di evitarlo ma proprio di dimenticarsene così che ci si poggia appoggiare all’adagio italianizzato che ignorantia legis [cut] excusat.

Poi si vanno a snocciolare statistiche, a dannarsi l’anima a preoccuparsi della scarsa sicurezza delle strade italiane. I dati sono drammatici, le morti sono in aumento, ci dicono e viene da chiedersi perché sia difficile per politici e amministratori andare al fondo del problema.

La realtà dei fatti è che in Italia regna la consuetudine piuttosto che la legge e qui ho cercato di raccogliere, molto rapidamente, queste consuetudini. Non ho scopi precisi, sono pessimista e penso che solo uno stato di polizia stradale potrebbe educare gli italiani alla guida civile.

 

Dei furbi e dei fessi.

1. Come in tutta la vita italiana, i cittadini italiani anche al volante si dividono in furbi fessi.

2. Fesso è chi si ferma allo stop, chi fa attraversare i pedoni, chi rispetta la distanza di sicurezza ecc. Furbo è chi brucia lo stop, chi si butta nella corsia «perché tanto l’altro si fermerà», chi lascia la macchina in doppia fila e va a bersi il caffè, chi occupa la corsia per svoltare a sinistra e invece va dritto o a destra.

Del tragitto

3. Ogni italiano quando prende l’auto ha l’unico scopo di arrivare dal punto A al B il più velocemente possibile, incurante del resto.

4. Chi comunque va molto lentamente non lo fa per prudenza, ma perché quella è la sua massima velocità possibile.

5. Un qualsiasi ostacolo a questo proposito, come l’utilizzo corretto di una rotatoria, costituisce un peccato mortale.

6. Sarà perciò la prima preoccupazione del guidatore italiano quella di sbarazzarsi rapidamente, superandolo in qualsiasi modo, di quell’atro guidatore che sembra troppo ligio alle regole.

Del codice stradale

7. La maggior parte delle manovre dell’automobilista italiano rientra a malapena nel codice stradale. In termini calcistici è un intervento al limite: non si sa bene se è del tutto legittimo, comunque è molto azzardato e dettato da disperazione o foga agonista. La cosa può andar bene su un campo di calcio dovrebbe, in teoria, andare molto peggio in strada.

Degli usi più comuni

8. In ogni strada con più di una corsia, questa verrà automaticamente intesa come riservata alla sosta in doppia fila.

9. La rotatoria è una giungla nella quale non esiste logica. Si entra, ci si ferma in mezzo, si suona, si sorpassa. L’importante è passare.

10. Quando un’automobile aspetta per più di quindici secondi a uno stop ci si affianca a lei e si esegue comunque la manovra, pur disturbandola.

11. Il segnale triangolare della precedenza va letto «se proprio non ti dà noia guarda un po’ se arriva qualcuno, ma se hai fretta vai pure dritto».

12. Il clacson va suonato appena scatta la luce verde del semaforo e nonostante tutto.

13. Se per caso l’unica corsia per una direzione ha creato una coda troppo lunga è doveroso occupare la corsia per l’altra direzione così da passare prima

Delle golf

14. Nove volte su dieci chi guida una golf è una testa di cazzo.

 

(1) G. Prezzolini, Codice della vita italiana, La Voce, Firenze 1921

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