Quando i marziani giunsero a Cagliari.

Una mattina i marziani arrivarono a Cagliari. Si erano kwimmati lì, ovvero teletrasportati, più o meno. Erano arrivati senza preavviso, o meglio l’avviso l’avevano lasciato su Alpha Centauri e nessuno si era preso la briga di andarlo a leggere. Venivano proprio da Marte, e avevano proprio il loro aspetto stereotipato: bassi e verdi, come degli elfi, con gli occhi piccoli e le orecchie a punta. Comparvero ovunque, tutti all’unisono. Il primo, il primo che fu avvistato perlomeno, era seduto sulla statua di Carlo Felice e insultava chi gli passava sotto.

«Ei Mack! Sei proprio stupido, sai?»

Lì per lì, qualcuno svenne. Ci fu una serie di tamponamenti a catena, un’interminabile fila di macchine incastrate l’un l’altra che arrivava fino all’albero secolare di via Roma. Di solito, a Cagliari, la gente che si scontra in macchina scende e o si tiene il collo che gli fa malissimo e che necessiterà ovviamente di un collare, oppure inizia a insultarsi e accusarsi reciprocamente. Questa volta, invece, nessuno badò alla propria macchina o a quella degli altri. Scese, sollevò la testa e vide il primo marziano che insultava chi stava sotto. Poi vide il secondo sull’edicola, il terzo che gli sedeva a fianco nel sedile del passeggero e così via.

«Sei proprio ridicolo con quel taglio di capelli, Mack».

La polizia puntò le pistole, poi le ritrasse. Sparare ai marziani? Iniziare una guerra interplanetaria proprio a Cagliari? Nessuno vorrebbe una cosa del genere. Ma i marziani continuavano con gli insulti e qualcuno cominciò ad alterarsi.

«E scendine da lì o su cunnemammaruabagassa!». «Minca mì che ti scoppio»-

Ma i marziani ridevano, ridevano e ridevano ancora. Il problema era che non li si poteva toccare, una mano umana, o un piede come provò qualche nerboruto individuo arrivato dalla Marina, gli passava semplicemente attraverso.

«Mizzega» commentò qualcuno.

Erano tanti, davvero tanti. Erano così tanti che per un momento via Manno sembrò la via Manno pre-centri-commerciali e pre-caffè-fighetti, quando la gente ci passava le ore, avanti e indietro. Ai marziani piaceva passeggiare, ma soprattutto piaceva disturbare la gente. Infilarsi nei camerini e guardare chi si cambiava, fare commenti pungenti sulla cellulite o su una rasatura non perfetta. Non che avessero bisogno di entrare nei camerini, dato che vedevano attraverso le cose, ma l’effetto che la loro intrusione causava nelle persone era però loro divertentissimo. Guardavano le automobili parcheggiate, ci entravano e facevano finta di guidarle.

«Mì alle volte al marziano toccandone l’ape di babbo» strillò una signora dal balcone.

Era solo l’inizio, ma era proprio un disastro.

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