Solo l’amore può salvarci.

Ogni anno, più o meno a dicembre, la mia scuola superiore veniva occupata. Durava poco, una notte, magari due, giusto il tempo di giocare goliardicamente con il cognome del preside e, nel post-11/9, chiamarlo negli striscioni Osama Bin Loddo. Erano anni meno politicizzati rispetto a quelli che potevano raccontarmi i miei genitori, ma esisteva un forte gruppo di studenti di estrema sinistra che aveva una ragione per manifestare il suo dissenso; dissoltisi però i partiti politici formavano un gruppo eterogeneo nella sua composizione. Fra loro più di tutti ricordo Millino, così detto perché davvero ti chiedeva ogni singola ricreazione — manco un tossico al semaforo — un millino per comprarsi la merenda. Capelli spettinati, abiti consunti, straordinariamente bravo in matematica, assiduo frequentatore del Bastione negli anni in cui invece che il Caffè degli spiriti ci trovavi i fricchettoni, un 23 dicembre ci raccontò, con quel suo parlare velocissimo ma fluente, delle sue imminenti celebrazioni per capodanno. Minca mi metto il vino a tracolla la canna in bocca la pivella sulla schiena. Mi bevo il vino mi fumo la canna poi giro la pivella BAM BAM BAM poi mi ribevo il vino mi fumo la canna giro la pivella BAM BAM BAM. Aveva dei problemi molto seri, ma non ragionava male e un’idea politica — un’idea di politica — la aveva e la esplicitava. Potevi non essere d’accordo con lui o con chi con lui, in maniera più sobria e senza pomeriggi al bastione, occupava la scuola o dirigeva l’autogestione, ma non potevi non riconoscere la sua capacità di elaborazione.

Sarà un caso, ma in quello stesso anno (e se non proprio quello, quello accanto) Bruce Willis salvava il pianeta Terra dall’impatto con un asteroide sacrificando la sua vita, così come era stato Will Smith a depositare la bomba che avrebbe impedito agli alieni di colonizzarci. Erano gli eroi cioè, sempre e per definizione americani, a prendersi cura della nostra sorte. Lo scorso anno, invece, non è stato Matthew McConaughey a salvare il pianeta ben oltre l’orlo del collasso energetico e ambientale, ma… l’amore. Prendiamo quindi un gruppo di studenti universitari politicamente impegnati e il messaggio che portano sulle loro magliette: rLOVEution. Cioè, ancora una volta: non sarà la rivoluzione — come prospettava Millino — a salvarci, ma sarà… l’amore.

Sono finiti i tempi grami in cui gli amori potevano essere giudicati, setacciati, proibiti. Nessuno può più mettere in discussione il nostro diritto di amare e l’amore è l’unica forza, come la caritas cristiana che ci rende liberi. Non la lotta (di classe, di emancipazione, di liberazione) ma… l’amore. L’amore che è l’opposto della lotta, l’amore che è conciliazione e che non può essere discusso. Diritto non di studiare, ma di amare. Quindi niente Romeo e Giulietta, niente innamorati che chiedono la mano di riottosi padri, niente storie proibite. Non so che fine abbia fatto Millino, non so neanche che ha fatto all’università, se si è mai iscritto all’università. Però se questa eventualità si è realizzata, lo immagino ancora politicamente impegnato e lo immagino soprattutto diverso dalle giovani leve della sinistra universitaria che non hanno più vergogna di indossare le Hogan e possono non aver avuto mai alcun rapporto con le classi popolari. Sa di sinistra britannica o americana, di Kennedy, amanti del denaro ma anche, in qualche modo, della giustizia sociale. Però, ed è questo il grande però, devoti al ruolo salvifico dell’amore, libero e indiscusso che su ogni cosa trionfa. Millino, nelle sue convinzioni più intime, non poteva amare chiunque: chi portava le Hogan (che ancora erano appannaggio di pochi, selezionati, membri che ci piaceva chiamare Cremini) rappresentava il suo nemico, un modo di vivere e di intendere la vita — delle idee, cioè — che lui non poteva amare e che anzi doveva necessariamente disprezzare.

Ecco perché ora anche la sinistra erede di quella radicale può sfatare i tabù che erano stati della borghesia conservatrice urbana, può indossare i suoi simboli, può fare il suo stile di vita. Perché è solo l’amore che può salvarci e l’amore, quello vero, è cieco. E dato che Craxi è caduto sotto i colpi di Mani Pulite e i gaudenti socialisti degli anni ottanta sono diventati il simbolo di ciò che era sbagliato, questo amore che ci salverà non è quello sudato delle discoteche o volgare delle feste private. È l’amore della seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, senza però un Dio a garantirlo e quindi è l’amore stesso, nella sua dimensione escatologica, l’unica cosa in cui credere. Fate l’amore non fate la guerra, storico slogan di battaglie passate, assume tutto un nuovo valore: vuol dire smettete di discutere, credete nell’unico messaggio possibile, rifiutate la lotta.

Magari anche io incontrerò di nuovo Millino che mi dirà, giovinezza alle spalle e ideali sulla poltrona, che è nell’aver eliminato il BAM BAM BAM e avere amato davvero che ha trovato la pace e che al bastione ora va, ma senza vino Brillò del supermercato, con un caffè o per un’apericena, seduto vicino ai suoi vecchi nemici che ora non sono più tali, perché l’amore ci ha salvati.

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