La sessione di esami.

Noi figli degli anni ’80 siamo tutti in fermento ché questo è l’anno di Marty McFly. E vai quindi di confronti fra il futuro immaginato e quello reale: ma trent’anni dopo le cose sono sempre diverse. Ora noi siamo quelli che (e quelli del ‘quelli che’) abbiamo sentito evocare Blade Runner forse qualche giovedì di troppo. Ho visto cose che voi umani… Ma lasciate perdere le galassie lontane, sapevate che (noi fino all’altro giorno no) alcuni ragazzini che fanno video su Youtube hanno più seguaci della tiratura del New York Times? E che ci sono convention loro dedicate?

Trent’anni fa, quindi, nessuno si immaginava la sessione d’esami con l’Instagram. Hashtag e selfie, sfoghi sull’Internet perché ‘non mi ricordo nulla’. Onestamente quando abbiamo dato il nostro primo esame universitario, in un umido gennaio e in un tetro corridoio che puzzava di polvere e ansia, non ci pensavamo manco noi di poter fare queste cose in un futuro non troppo lontano. Eppure il ‘Benvenuto a Internet’ lo avevamo già ricevuto, con dita affilate che cercavano pelo su C6, con la semplicità di scrivere una frasetta su MSN e trillare la pivella che ci aveva dato, Dio la benedica, il suo indirizzo e-mail proprio nel momento giusto, cioè quando non c’era nessuna promozione di traffico sms.

Oggi, 2015, è un po’ come la storia dei bambini che non studiano perché devono fare sport e musica ecc. Noi, che a volte fissiamo l’abisso della nostalgia e della Reazione, pensiamo che si rincoglioniscano al cellulare, altro che sport e musica. Comunque potrebbe essere proprio così e cioè: come cazzo fai a dare gli esami se c’è un mega-complotto contro di te? Come lo trovi il tempo di studiare con tanto di quello streaming da contemplare avidamente, il pollice pronto a scivolare su foto di amici e sconosciuti e perfino, nei momenti più bui, il Twitter, il cui senso profondo ancora ti sfugge? Nell’internet trovi la gente come te, non sei l’unico o l’unica al mondo. Tutti scrivono le tue stesse cose, mostrano fragili le tue stesse difficoltà e perfino qualche blog ti dice che le cose vanno così. Quante liste in dieci punti puoi trovare, sotto una sessione di esami. Dovrai dire che non puoi uscire perché devi studiare: tesoro oggi non facciamo tardi. E chissà se riuscirai a superarla l’ansia dell’esame, il libretto che si riempie troppo lentamente, altro che il boccale di birra che va via una meraviglia.

Come se non bastasse tutto ciò accade dopo le feste, il Capodanno, i buoni propositi, Alghero che ti ha accolto come solo lei sa fare. La realtà è che il 1 gennaio è il lunedì dell’anno e tu ti ritrovi a fare i conti cosmici con ciò che hai promesso di fare, ciò che quest’anno farai e che l’anno scorso non facevi. Ma marzo arriva così in fretta che l’indolenza è già stabile sulle tue spalle, come la proverbiale scimmia. E l’orizzonte si fa cupo, perché l’unica cosa peggiore di una sessione di esami e la sessione estiva di esami.

Ma se proprio dobbiamo fare i precisini o i pibinchi: come fai a preparare un esame se l’unica biblioteca aperta è la Provinciale? Spostiamo il lunedì dell’anno al 7, congeliamo i propositi e prepariamoci a infrangerli, nell’eterno ritorno dell’uguale, l’8. Sì, l’8 gennaio è un ottimo giorno per ricominciare da capo.

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