JKO di Barbagia.

«Scusa, me la fai una foto al culo?». Si sarà proposta così la prima ragazza che ha lanciato una moda, facendosi immortalare il fondoschiena all’ingresso di una serata in discoteca. Eppure noi li ricordiamo con nostalgia i tempi in cui in discoteca ti facevano la foto in pista e il giorno dopo era difficile recuperarla, tu con la maglietta Converse e quello a fianco De Puta Madre.

A questo dibattito culturale che ruota intorno ai Giganti, a noi piace dare un’iniezione pop. Quando si insultava la propria mamma sulle magliette e si portavano le visierine e gli occhiali a mascherina — quando eravamo quindi più vicini al Tramonto dell’Occidente di un sabato alle Vele — nelle discoteche era difficile trovare uno studente fuorisede. Poi abbiamo scoperto che alcuni fuorisede nutrono per Cagliari una certa paura, che ben si comprende se si pensa a quelli che girano con la leppa in tasca. Ci sono poi quelli che si attaccano al vellutino o al colletto all’insù e mettono in discussione la virilità dei cittadini. Ma da quando la Banda di Is Mirrionis ha smesso di terrorizzare il quartiere e neppure Luca Ta vive e lotta con noi, da quando le vecchie case popolari sono diventate rifugio per chi arriva a Cagliari a studiare, l’omologazione culturale è diventata un fenomeno importante.

E così la diffidenza con cui arrivavano dalla Barbagia aspiranti medici e ingegneri ha ceduto il passo alla voglia di provare le attrazioni del vivere all’ombra della Sella. Una volta una ragazza ogliastrina che studiava a Sassari ci ha detto: «Certo, Sassari non ha la movida di Cagliari» e a noi ha battuto forte il cuore, perché siamo abituati ai nostri concittadini che dicono che qua non si fa mai nulla. Chi l’avrebbe mai detto, dieci anni fa, che un bette si poteva accompagnare alle Hogan?

Ricordiamo infatti i Free Drink barbaricini di quegli anni: un tripudio di canadesi. E ora, invece, i free drink si organizzano al Jko, e si va trassate come le cagliaritane, e all’University (aka Barbagia Rock) fanno le foto come ce le facevano al Cube e il giorno dopo sono sul Facebook. E capita quindi che ti fai la foto al culo o alla scollatura senza timore di essere condannata socialmente. Che dire, il JKO non è più Satana, è il modello da seguire.
Addio vecchia subcultura barbaricina dentro Cagliari. E quando sentiremo il primo nuorese dire Nuòro, capiremo che l’omologazione è completata. E così, nonostante le case di proprietà in via Ogliastra o via Piovella, come diceva Orazio: Graecia capta ferum victorem cepit.

Vado in Erasmus che in caso si scopa.

Ultimamente si rischia che se uno non va in Erasmus poi la gente dice che non è open-minded. Come fai a capirlo il mondo, se non dai almeno un esame in Norvegia con i vecchi che invece che fare i nonni-vigile, controllano che non copi?

Tu, che open-minded lo sei eccome, hai visto l’occasione della vita. Anni e anni di pubblico ludibrio, una reputazione che era meglio quella di Steve Urkel, puoi prendere i due proverbiali piccioni. E quindi parti per dare verginità alla tua reputazione e dare via, finalmente, quella che ti porti addosso dalla nascita e che nonostante le tante dissimulazioni non sei riuscito a vendere ai tuoi amici che in realtà l’avevi persa. Sì certo, come no fanno loro.

Ma chi ti conosce, a te, tapas e birra a Salamanca? E oltre la Cortina di Ferro, dove i tuoi genitori democristiani non avrebbero osato mai, la gente non sa cos’è un jollone. Figurati poi a Malta o a Glasgow se qualcuno sa che il tuo aspetto tradisce un pizzico di imbarazzo sociale. Nessuno potrà dirti Giorgio o giangallone, nessuno saprà che da queste parti alla medie ti lillavano e alle superiori anche a volerci andare, anche se non fossi stato metallaro, al Cube non ti avrebbero fatto entrare. Figurati poi se capiti a Londra o Parigi, in una metropoli del genere anche il tuo look alla Sheldon Cooper, con la scarpina marrone che manco a cercarla più brutta, passa inosservato. Milioni di esseri umani e tu che fai ingegneria lo sai che differenza ci passa anche in termini di possibilità.

Allora vai alle feste, ti ubriachi e si sa mai, anzi è quasi sicuro, che ce la fai. Così quando torni a casa e tuoi zii invasivi ti chiedono se hai bagnato il biscottino tu, trionfale come McLovin, puoi fare ‘la ghi no’. Non sei pago però, che vuoi che siano sei mesi di libera uscita? Quindi ti iscrivi a una di quelle associazioni Erasmus perché sai — be’, sei un campione! — che ora sono loro, le Erasmus, a giocare la parte dello straniero in terra straniera. Magari qui ancora la gente ti dà del jollone e le pivelle, oh quelle se la tirano troppo perché non ti risvolti i pantaloni, ma le giovani Erasmus non lo sanno che sei tutto appillonato: quindi, campione, se non potevi riandare in Erasmus, hai portato l’Erasmus da te.
Lo sai che un po’ temiamo che diventerai Il Padre Jolly, quello un po’ calvo e ultra-protettivo che dice cose imbarazzanti ai propri figli e odia i figli degli altri perché potenziali bulli. Ma sai anche che noi tifiamo per te. Forza Simba, sei tutti noi.

La sessione di esami.

Noi figli degli anni ’80 siamo tutti in fermento ché questo è l’anno di Marty McFly. E vai quindi di confronti fra il futuro immaginato e quello reale: ma trent’anni dopo le cose sono sempre diverse. Ora noi siamo quelli che (e quelli del ‘quelli che’) abbiamo sentito evocare Blade Runner forse qualche giovedì di troppo. Ho visto cose che voi umani… Ma lasciate perdere le galassie lontane, sapevate che (noi fino all’altro giorno no) alcuni ragazzini che fanno video su Youtube hanno più seguaci della tiratura del New York Times? E che ci sono convention loro dedicate?

Trent’anni fa, quindi, nessuno si immaginava la sessione d’esami con l’Instagram. Hashtag e selfie, sfoghi sull’Internet perché ‘non mi ricordo nulla’. Onestamente quando abbiamo dato il nostro primo esame universitario, in un umido gennaio e in un tetro corridoio che puzzava di polvere e ansia, non ci pensavamo manco noi di poter fare queste cose in un futuro non troppo lontano. Eppure il ‘Benvenuto a Internet’ lo avevamo già ricevuto, con dita affilate che cercavano pelo su C6, con la semplicità di scrivere una frasetta su MSN e trillare la pivella che ci aveva dato, Dio la benedica, il suo indirizzo e-mail proprio nel momento giusto, cioè quando non c’era nessuna promozione di traffico sms.

Oggi, 2015, è un po’ come la storia dei bambini che non studiano perché devono fare sport e musica ecc. Noi, che a volte fissiamo l’abisso della nostalgia e della Reazione, pensiamo che si rincoglioniscano al cellulare, altro che sport e musica. Comunque potrebbe essere proprio così e cioè: come cazzo fai a dare gli esami se c’è un mega-complotto contro di te? Come lo trovi il tempo di studiare con tanto di quello streaming da contemplare avidamente, il pollice pronto a scivolare su foto di amici e sconosciuti e perfino, nei momenti più bui, il Twitter, il cui senso profondo ancora ti sfugge? Nell’internet trovi la gente come te, non sei l’unico o l’unica al mondo. Tutti scrivono le tue stesse cose, mostrano fragili le tue stesse difficoltà e perfino qualche blog ti dice che le cose vanno così. Quante liste in dieci punti puoi trovare, sotto una sessione di esami. Dovrai dire che non puoi uscire perché devi studiare: tesoro oggi non facciamo tardi. E chissà se riuscirai a superarla l’ansia dell’esame, il libretto che si riempie troppo lentamente, altro che il boccale di birra che va via una meraviglia.

Come se non bastasse tutto ciò accade dopo le feste, il Capodanno, i buoni propositi, Alghero che ti ha accolto come solo lei sa fare. La realtà è che il 1 gennaio è il lunedì dell’anno e tu ti ritrovi a fare i conti cosmici con ciò che hai promesso di fare, ciò che quest’anno farai e che l’anno scorso non facevi. Ma marzo arriva così in fretta che l’indolenza è già stabile sulle tue spalle, come la proverbiale scimmia. E l’orizzonte si fa cupo, perché l’unica cosa peggiore di una sessione di esami e la sessione estiva di esami.

Ma se proprio dobbiamo fare i precisini o i pibinchi: come fai a preparare un esame se l’unica biblioteca aperta è la Provinciale? Spostiamo il lunedì dell’anno al 7, congeliamo i propositi e prepariamoci a infrangerli, nell’eterno ritorno dell’uguale, l’8. Sì, l’8 gennaio è un ottimo giorno per ricominciare da capo.