Giocano tutti a calcetto.

In un timido pomeriggio di dicembre, nelle ore più lente della giornata e in una delle vie più anonime di Cagliari, scopro un rettangolo giallo disegnato sul muro interno di un palazzo. È un’immagine familiare, seppure dimenticata: è una porta, in un cortile così piccolo da lasciare spazio, oltre al portiere, a un solo tiratore.

Negli anni abbiamo costruito porte ovunque. Con i cassonetti o le ciabatte al Poetto, con gli armadi a scuola (e grosse palle di carta stagnola, fino a poco prima involucri di panini con il prosciutto o la Nutella), con i pilastri dei garage delle case popolari, sui muri, con le porte di casa, con gli alberi nei parchi. Nel mio quartiere un campo abbandonato resiste ancora, in qualche modo. Due porte arrugginite, l’erba altissima, chiazze di terra battuta, muri troppo bassi per separare il terreno di gioco dalla strada. Ora non ci gioca più nessuno. Noi avevamo un campo di fiducia — dove adesso sorge una palestra — era grande, seppure senza linee di fondo, ci davamo appuntamento lì dopo le mattine della scuola media. D’estate scavalcavamo la ringhiera di una piccola piazza dedicata ai primi della resistenza romana, dove un campetto con tutti i crismi ci regalava ore di piacevole intrattenimento.

Di fronte al rettangolo giallo sul muro oggi c’è un’automobile parcheggiata. Gli altri campi tacciono, reliquie di un mondo dimenticato. L’improvvisazione ha ceduto il passo all’organizzazione: giocano tutti a calcetto, perfino i dodicenni, prenotando il campo, pagando la quota, avendo premura che ci siano le linee di fondo. Toccando gli schermi dei loro cellulari per organizzarsi, sempre sicuri di essere in dieci, né uno in più, né uno in meno. Hanno pantaloncini e magliettine ad hoc, non riservano le scarpe per le partite con la scuola calcio. Al mare però vedo ogni pomeriggio un gruppetto. Hanno ritagliato un rettangolo dove possibile e scaraventano il pallone in strada ogni due minuti. Chissà se anche loro, fra qualche anno, andranno ad affollare i baretti, a bere il caffè, a giocare solo dove — anche sulle spiaggia — i campi sono ben tracciati e le porte hanno le reti. Temo però che nella lotta fra il rettangolo giallo e lo smartphone, vincerà quest’ultimo.

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