Cagliaritanesimo.

Il mio vicino di casa è una persona straordinaria. Conosce Cagliari da sessant’anni e alle 6 del mattino esce in bicicletta e poi mi dice se il maestrale è troppo forte per andare a correre al Poetto. Minca, ci fiara questo maestrale, non puoi chiapire! Mi dice anche che quella me la volevo coddare, mi spiega che un tempo ero il più nero di Cagliari.
Al mio vicino di casa, una persona straordinaria, non frega niente della lingua sarda comune. Men che meno gli frega del referendum scozzese. Lui continuerà a mischiare vernacolo cagliaritano e italiano, a dire Nuòro puliga, perché a Cagliari ci è nato e ci ha vissuto sessant’anni e qua da queste parti, giù dell’Elefante, a noi non piace, non cale, non interessa la differenza fra lingua e dialetto.

Siamo gente nostalgica, noi cagliaritani. Ci manca l’estate scorsa, rimpiangiamo i casotti anche se non li abbiamo mai visti, veneriamo Gigi Riva più di Carletto Mazzone (del quale, a differenza del primo, abbiamo una memoria diretta). Siamo gente egocentrica, o una parola simile che non mi sforzo di cercare, ma che vuol dire che per noi il centro del mondo non siamo tanto noi quanto la nostra città. Per il mio vicino di casa, Settimo è una bidda e oltre Decimo comincia Nuòro, poi da qualche parte, a Nord, c’è Sassari. Questa è tutta la geografia che gli interessa: che ci volete fare?

Ma noi, dicevamo, siamo gente nostalgica. Ci mancano i tempi in cui ogni concorso pubblico per cinquanta posti ne faceva entrare centodue (perché il figlio dell’assessore arrivava centesimo). Poi vedete, a proposito di disinteresse, il mio vicino di casa — che la mattina si sveglia e va in bicicletta mentre tutti dormono — non passa le notti a pensare quanto sia bella l’Inghilterra. Ha sessant’anni, miga ha fatto l’Erasmus, quindi il fatto che magari da qualche altra parte d’Europa le cose siano più efficienti non è qualcosa che affolla i suoi pensieri.

Il mio vicino di casa non ha il Facebook. Quindi non passa il tempo a riportare gli esempi di quanto le cose all’estero siano più belle, sane, oneste ecc. ecc. Preferisce raccontare dei suoi amici (tutti occupati) e dei loro figli (tutti disoccupati). E dato che lui siamo noi, piantiamola con l’orologetto e la pennina: c’è qualcosa di sbagliato nell’impiegato del comune che va a prendersi il caffè? Eh ma in Inghilterra… Eh ma in Inghilterra scallonisi direbbe il mio vicino di casa.

Ora, ecco, vedete: siamo tutti andati al catechismo, ma di religione ne professiamo un’altra. La domenica andiamo al Poetto, veneriamo il sole di novembre, il nostro avvento e la stagione dei ricci e invece che amen diciamo aooon. Se la religione vuol dire più che fede, amore, noi un amore immenso lo proviamo. Ed è lo stesso tipo di amore che si riserva alla mamma: incondizionato, spassionato, eterno. E abbraccia dalla Sella al Colle, tutti i giorni dell’anno.

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