Breve trattato sulla minca.

No, caro mio, non c’interessa se tu sostieni che si dica minchia, noi da queste parti diciamo, orgogliosamente, minca.

E non parliamo di anatomia, perché lì ce ne sono di belle parole che potremmo usare, parliamo di esclamazioni, di intercalari. Avete presente quella vecchia storia della lingua d’oc e lingua d’oil? Ecco, qui a Cagliari si parla la lingua del minca. E si va da chi inizia ogni frase con minca, al gaggio che inizia ogni parola con il minca: mincamore, mincatiscoppio. Poi talvolta diventa minzega o minziga; da piccoli lo usavamo per nibbarci e con la coscienza pulita dire: non ho miga detto minca. E chi si arrabbia lo urla: mincabbasta!

E la cosa è talmente trasversale che lo dicono al mercato, ma anche le persone più colte. Perché quando vorresti dire ‘no, non lo faccio’, ma cerchi una maggiore incisività, allora raccogli le forze e dici: EH, LA MINCA! Noi ci ricordiamo perfino di una signora anziana che quando la nipotina le chiedeva qualcosa rispondeva mostrando il dito medio e dicendo: mì la minca, mì.  E perché no? quale immagine più pregnante dell’ex presidente del Cagliari che si afferra… la minca, allo stadio per rimarcare il concetto e le telecamere lo immortalano così, felice e spensierato: libero.

E allora quando sentiamo parlare di lingua sarda, quando un continentale è affascinato dai suoni barbaricini, ricordiamogli che noi diciamo minca. E se lui non capisce, se è perplesso, pieghiamo leggermente le ginocchia, abbandoniamo le braccia lungo i fianchi e aggiungiamoci: ‘scallonisi.

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