La non-capitale della cultura.

Ora che esco di casa non me ne accorgo, qua fuori nessuno parla di votazioni e capitali, qua fuori non succede mai niente. Però le vostre pagine Facebook sono piene di proteste, di quelli che scrivono con gli hashtag, di quelli che invocano – mai se stessi, mai banali – il solito popolo di pecore. Niente capitale, niente C rosse, domani qualche cartellone ringrazierà tutti, oggi dice ancora ‘verso il 2019’.

Io però sono qui fuori, dove l’acqua è azzura e il sole forte, dove nessuno dice ‘basta con questo caldo di merda’ e invece si vanta con i parenti lontani, sepolti dal traffico delle grandi città. Dove gli anziani si lamentano della politica e dicono ‘quando c’era Florisi‘, dove uno dice a un altro ‘Stavo lavorando due settimana, poi ho mollato chi no fairi‘. O forse dice ghi? E ancora sento odore di crema solare e posso stare lontano da quelli che ‘ma cosa ci sarà mai a Cagliari’.

Ditelo all’Elefante che ci sarà mai, chiedetelo a quest’ottobre. Oppure ascoltate la marea e guardate il golfo dalla Sella, salite a Castello e chiudete gli occhi al sole. Andate al mercato, lasciatevi attrarre dalle urla delle offerte del pesce, sedurre dall’odore dei primi ricci.

Verrebbe poi da chiedere, a quelli, se sanno cosa vogliadire diventare Capitale della Cultura. Ma lasciateli perdere, smettetela di arrabbiarvi con la connessione che è lenta e venite con noi, dove il signore che ci siede accanto dice: ‘Paghiamo una bombola trenta euro quando in Sicilia da paganta doxi euro‘. Il mio vicino di casa mi dice: vai, fatti il bagno che è una giornata meravigliosa. Ecco, qui la Capitale è tutti i giorni, oggi ancora di più, quando l’acqua si increspa e la sabbia è ondulata.

Viviamo in un mondo frenetico, ci spostiamo da un posto all’altro con rapidità, possiamo studiare dall’altra parte del pianeta ed essere a casa per Natale. In questo mondo a volte sembra non esserci spazio per i sedentari, per quelli che non digeriscono le valige, chi non ha ambizioni di lasciare la sua casa, la sua città, passa per un provinciale, per un omino piccolo piccolo. Studi a Venezia, lavori a Londra, vorresti cambiare nazione di anno in anno, fai commenti del tipo: dopo un po’ mi annoio. Studi o lavori, batti sulla tastiera, tutto passa così in fretta e tu sempre a inseguire. In un mondo così, per quanto mi riguarda, è bello avere un posto che puoi chiamare casa e dove è ancora possibile, il sabato o la domenica, fra la sabbia e le corsie del mercato, fermarsi. Dove è ancora possibile percepire lo scorrere del tempo ed assaporare i piaceri semplici della vita. Meno dati e aeroplani, meno Skype e acquisti su internet. Più persone. E se la cultura è ancora un fatto di persone, Cagliari tu resti la mia Capitale.

E fin quando ancora potrò chiamarti amore mio.

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