Fatti coccolare da Cagliari.

Era domenica, più che un giorno, uno spazio fra due giorni (F.S.F.). Non una voce per strada, un cielo in cui perdersi, la luce calda del pomeriggio di settembre, quel vento così leggero che non fa rumore e muove appena le tende la sera, quando tiri su il lenzuolo e là fuori la strada sonnecchia con te. E se vai al Poetto alle sei il sole è già dietro le palme e ti sposti di qualche metro, indolente come un gatto sulle mattonelle di casa.

Sono morbosamente attratto da settembre: più che il lunedì a me pare la domenica dell’anno, uno spazio vuoto per quelli alla Ferris Bueller che sanno che la vita va troppo veloce e se non ti fermi ogni tanto rischi di perderla. Se proprio lunedì dev’essere, è l’unico lunedì in cui mantieni tutti i buoni propositi, reseti e ricominci sul serio: la dieta, la palestra, lo studio. Già giovedì cosa sarà rimasto?

Sulla sabbia più fresca un paio d’infradito, l’acqua cristallina del dopo-maestrale, trovare parcheggio senza troppi patemi e uno a uno i soliti noti spariscono. Mentre tutto dorme tiri le tende perché non vedi lo schermo, niente più tramonti tardi, aperitivi con la luce, vai via dalla biblioteca che è già buio. Poi comincerà a piovere, ma non ancora, e tu come un gatto rotoli un po’ più in là e ti lasci ancora coccolare, ancora una volta, ancora…

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