Gli amori del sabato.

E quindi per andare all’Arveskida non ti metti la camicia a maniche lunghe con il costume? Certo che lo fai, quando l’estate è tarda, il sole è una palla rossa che comincia a nascondersi troppo presto e la sabbia di Chia è soffice e fresca.
La realtà è questa: sei hai dai 18 ai 40 anni, sei single e spensierato, non ti accontenti di andare al mare per definire un’estate. Sì, bello tutto quanto, ma la sera è determinante per tirare un bilancio positivo. Al mare ti rilassi, adocchi qualche culo mentre sei protetto dalle lenti specchiate degli occhiali da sole, però quando sei in grinta, al top che fai? In serata, ovviamente: e d’estate, che fa caldo e il tramonto casca proprio all’orario giusto la serata comincia prima, con il DJ che mette la musica in spiaggia e il secchiello di Mojito. Parentesi paradossale, in primavera han portato una sera un bar-limone al Magistero e la barista, ore 5 del pomeriggio, si avventurava fra gli studenti a dire: movimentiamo un po’ questa serata? Roba che neanche Isaac Asimov, per dire.

Gli amori al sabato, d’estate nascono alle 19, l’ora dello stereotipo. Già, perché è lì che arrivano quelli con la camicia e il costume, o la maglietta con lo spacco a V (chi cazzo sei, Garrison?), l’abbronzatura a puntino e quel modo di ballare che è un ondeggiamento leggero leggero delle ginocchia. Sono loro, quelli dello stereotipo, che poi appariranno nelle foto lombrosiane del giorno dopo. E sono loro che lì, all’Averskida, alle Pailotte, al baratto di Tuerredda o dove preferite, cercano l’amore per coronare un weekend o un’intera estate. A che serve la grinta, se non la sfoghi così: sguardo da duro, muscoletto tirato, bicchiere alla mano?

Dall’altra parte però, Grease dei nostri tempi, ecco arrivare le ragazze. Gonne lunghissime o biddio fuori, come si usa quest’anno, nel grande revival degli anni ’90. Al mare le abbiamo viste sempre in gruppo, ma con qualche ragazzo, amico geloso, chissà segretamente innamorato. Stasera saranno da sole, ci daranno l’occasione di mettere in pratica ciò che abbiamo studiato su Instagram? Lei, loro presenziano, non dicono in grinta, non sono al top, ma sono pur sempre con le amichedaunavita e vuoi che non debbano comparire nel punto giusto, nell’apogeo estivo del hey-mondo-eccomi-qui.
È pur sempre Cagliari, ahimè, e la faccenda della V e poi la A e poi la F ecc. incise sulle fronte vale più dei caratteri cubitali del palazzo di giustizia. Senza intermediario nulla. Però insisti, frequenta, ché magari ti presentano la persona giusta ed entri in quella cerchia, una breve presentazione, ci vediamo all’Arveskida e poi un po’ di Rum e una scarsa capacità di giudizio, immortali alleati, faranno il resto. E vedrai da vicino quel perizoma che era stato solo una foto.

Ogni anno la stessa storia, ci si stanca prima o poi. Si esce dal tunnel, attraverso una relazione a lunga durata e le lamentele degli amici perché la tua grinta è finita. E visto che il paragone con la tossicodipendenza si è fatto, non può mancare una triste postilla: c’è chi non ne esce proprio più. 40 anni e non sentirli, non in senso buono però, cioè ancora lì, all’Averskida, con la camicia, l’abbronzatura, il bicipite e la vita che va avanti mentre lui resta a guardarla, su Facebook, il giorno dopo.

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