Le 10 cose che ho imparato sui gaggi.

Mentre voi vi facevate la vacanza a Lloret de Mar o a Ibiza, ad alcolizzarvi lontano da casa (e poi vi lamentate che non passate il test di medicina), noi abbiamo pensato, come sempre, alla cultura. Se non vi è sfuggito fra un Mojito nel secchiello e un calice di vino in Ogliastra, ricorderete che siamo stati in missione di studio ad Alghero e questo articolo qua che leggete si chiamerebbe Un estate gaggia, per quanto abbiamo sentito lì Giuni Russo, non fosse che… Non fosse che voi cliccate su tutti i post delle ’10 cose che’, quindi per farci leggere vi abbiamo dovuto ingannare.

 

Se è appurato che al caldo sono immuni solo le tossine, l’estate è per definizione la stagione del gaggio, quella in cui si può esprimere con la maggiore libertà. Il tuffo ‘a Cristo’ a Cala Mosca, il salto in acqua ‘alla Sant’Elia’ (battendo cioè le mani sulle cosce), a petto nudo anche a Monte Claro, tatuaggi in vista. La famiglia gaggia anni ’80 è al Poetto che si raduna con dirigibili di angurie, pance mostruose e tatuaggi della carpa da vecchio pescatore. ‘Oh aspetta, odore di merda’, un gaggio apostrofa l’altro. Si rende con di aver esagerato e si scusa con gli altri: ‘Eh, mi stava scocciando’.

All’aria aperta poi, lontano dal pallore delle case di Piazza Medaglia, le urla le sentono tutti e tutti sono partecipi dell’Universo Gaggio. Madri che minacciano di strappare i capelli alle figlie, ragazzini che promettono ad altri buchi all’orecchio — non spendi neanche 3 euro — ragazzi un po’ più grandi che minacciano quelli più piccoli: ‘mì che ti ribalto’. L’odore del porro, il cappellino all’indietro, la birra portata da casa. Ricordiamo con affetto il giorno in cui una giovane gaggia intimò a un’altra di non andare in discoteca perché ci sarebbe stato anche il suo ex ragazzo. L’altra non disse nulla, non accettò la sfida, chinò la testa. La sfidante allora, forse stupita che l’altra si fosse passata tornò indietro e aggiunse: Puttanella. A destra delle Palmette il gaggio è a suo agio e tu fai lo slalom fra cannoni da competizione e casse portatili che sparano musica reggaeton.
Perciò per fare la morale, una cosa sui gaggi l’abbiamo imparata. Avete presente quando vi insegnano che esistono diversi registri linguistici? Che a tuoi amici dici ‘Ciao’, ma nell’email a un professore non devi mettere l’emoticon? Il gaggio più che un solo registro linguistico ha un solo registro di vita. Poco importa la situazione, il contesto: lui si esprime nell’unico modo che conosce.

Ed ecco in Piazza Yenne un nostro amico che cammina tranquillo e un pugno gli colpisce la spalla. Il gaggio sedicenne lo sfida, lui non gli dà corda, alle medie avrebbero detto che si stava passando, e quello dice: e fattela una scazzottata. Pescate voi il numero di cose che avete imparato sui gaggi, la prossima volta vi racconteremo dei nostri entusiasmanti martedì pomeriggio e di come siamo sopravvissuti a Michelle Pfeiffer.

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