Alghero, mon amour.

Avrete presente Eraclito che dice che non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume. Ecco, è lo uguale per la 131. Quindi riconosceteci come geniale l’intuizione per cui la 131 è una strada filosofica, in continuo divenire: non la percorrerete mai senza deviazioni, mai uguale alla volta precedente.
A vivere in Sardegna, chi non la percorre? Ti avventuri oltre il Middle Campidown, superi Oristano e la travolgente modernità dell’Autogrill e se ti avventuri fino a Sassari, prendi il bivio giusto e arrivi ad Alghero. Di tutte le — chiamiamole — città sarde al di fuori di Cagliari, è quella a cui siamo più legati, in cui ci capita di sentirci a casa come difficilmente può capitare nel classico paese via Roma-o-via nazionale-piazzetta-di-Chiesa-baretto-birrone-gente-che-ti-guarda-figlio-di-chi-sei e fermiamoci lì.
Sarà che anche Alghero ha le mura, o una spiaggia cittadina simil-Poetto, il Lido, che pure in alcuni giorni è caraibico e se non fosse per le docce ci farebbe sentire alla prima fermata, lato sinistro. E sarà anche che, un po’ come Cagliari, vive più che altro d’estate e che pure a Cagliari ha conteso il Pride, ragion per cui quest’anno abbiamo sentito Giuni Russo più di quanto ci augureremmo di fare. Sì, ecco Alghero ha l’inconveniente dei turisti, sui quali abbiamo già preso posizione, ma…
Prendi un giorno di agosto che non sia il 10, quando tutto vanno in pellegrinaggio a Jerzu, manco fosse Santiago de Compostela e in nome del peggior alcolismo. Vai al Lido che è mattina, un po’ tardi ché la gente ha la serata da smaltire, oppure al Lazzaretto o alle Bombarde. La città la lasci sullo sfondo in ogni caso, te ne porti un pezzetto, se sei un campione e quindi dal palato fine, se ti prendi una focaccia del Milese da divorare sotto il sole. Se vai dall’altra parte ti lasci dietro la ridente Fertilia, città di fondazione che riconosce un tale debito al proprio fondatore da essere ancora carica di fascisti. È lì che vediamo siringa e boccetta di metadone e ci rassicuriamo un po’: la tossicodipendenza c’è pure qui, viva la normalità, abbasso le squadracce.
Un nostro amico si guarda intorno sconcertato e commenta: ‘basta figa’, è volgare, lo sappiamo, ma lui dice che sono troppe e non riesce a concentrarsi sul libro che si è portato. Perché il nostro amico fa la vacanza che è anche cultura, non va miga a Ibiza a ubriacarsi, non va neppure a Jerzu. Torni a casa, in albergo, in campeggio (quest’ultimo lo fai se sei un selvaggio, pardon) e poi esci la sera. Coppie che passeggiano sui bastioni, sì, è una città da coppie, te ne eri già accorto al mare. I negozi aperti la notte, non solo il giovedì come dalle nostre parti, turisti spaesati in cerca di hashish e capita ovviamente che incroci Flavio Soriga. In piazza Sulis ragazze toscane trassate incespicano sui ciottoli, marciano verso le postazioni che conducono alla serata (ad Alghero non si dice in serata) al Ruscello. Gamberoni pierrano fra ragazzi di varia età, il Ruscello e la Siesta si contendono il mercato estivo: ne avessimo ancora l’età non andremmo alla Siesta perché è lì che alcuni nostri conoscenti hanno cominciato il cammino che conduce al Metadone.
Verrebbe pure da fare un commento romantico, ma la scienza vince sul cuore. Ci guardiamo intorno e gaggi non ne vediamo. Sì, le case popolari le abbiamo pure localizzate, una parvenza di Is Mirrionis, ma gaggi proprio no. Una gaggia c’era al mare, con tatuaggio e treccine, qualche canadese Adidas la sera, eppure nessuno urla e l’odore del porro è vago, arriva da un gruppo di turisti romani che litigano con degli spagnoli e per questi ci stanno cari. Un tipo mette la musica dalle casse in spiaggia, caso isolato però. Sì, qualcuno ci prova, servirebbe loro un corso di aggiornamento al Poetto, lato destro delle Palmette.
Torniamo a Cagliari con la certezza che con un furgoncino a nove posti e la giusta squadra di burdi, faremmo nostra la città: addio spagnoli e addio francesi, propaggine settentrionale di Cagliari. Ci accoglie il Maestrale e sopra la Città Mercato un grosso stormo di gabbiani. E non riesco, perché aggrediscono.

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