Dallo squillo a Whatsapp. Storia incredibile e vera dell’emancipazione sentimentale.

I lettori di mondogaggio sono persone colte. E come tutte le persone colte non passano il tempo a leggere le 10 cose che, i 57 motivi per cui, le 31 banalità del momento, ma sfogliano raffinati carteggi del primo Novecento. E così, i lettori di mondogaggio — il blog che vi amerebbe tutti se ne avesse il tempo (cit) — si stupiscono quando si accorgono che l’amore all’inizio del XX secolo si poteva esplicitare dopo due occhiate con frasi che ora condurrebbero come minimo a un processore mediatico: mi sono follemente innamorato di te, degnami di uno sguardo perché non trovo altra ragione di esistere ecc.

Noi degli anni ’80, però, un minimo di anticorpi ce li siamo fatti fra piccolo e grande schermo. L’amore di fine secolo, Joel Schumacher e Rob Reiner ce lo hanno insegnato, si poteva esplicitare bruscamente. Si poteva andare da una persona, che però già si conosceva, e confessare il nostro eterno amore con pensieri quali, e questo sì che andrebbe sempre citato, sono qui perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita cominci il prima possibile.

Breve introduzione per dire che tali rituali sentimentali, tagliando fuori grandi imbarazzi da amore cortese, oggi lascerebbero un pochino basiti. E visto che in passato abbiamo parlato di internet e della sua potenzialità sotto questo punto di vista (potenzialità negativa principalmente, a livello di stabilità psico-fisica) ecco qualche parola sui cellulari.

In principio, quando si pagavano i costi di ricarica e non esisteva neppure la Christmas Card, l’amore si esplicitava con gli squilli. Paranoie sul numero di squilli da fare o su chi dovesse squillare per primo o sul significato di uno squillo fecero quindi la loro comparsa, più o meno all’inizio del millennio, per ottenebrare le nostre vite. L’ambiguità però di questo segno era tale che gli operatori di telefonia mobile attuarono politiche di liberalizzazione del traffico degli sms, invogliando con allettanti offerte i propri utenti.

L’essere umano però è una creatura particolare e il messaggio, lungi dal risolvere il problema del significato dello squillo, finiva per crearne di nuovi. Sopra i puntini di sospensione, giusto per fare un esempio, fra un migliaio di anni si parlerà come del dibattito sugli universali. Mettere i puntini cosa indicava? Un’allusione? Una semplice formalità? Certo è che un solo punto talvolta o nessun punto costituiva un segnale negativo. Tutto ciò circoscritto però in quei 100 messaggi gratis al mese, quindi un numero limitato di interazioni e conseguenti turbe mentali. I soli 120 caratteri costringevano inoltre a comprimere il proprio pensiero e non poter mostrare la propria intelligenza. Se a ciò aggiungiamo che parte di questi 120 se ne andavano in ritualismi quali risp tvb la faccenda si complica. Tutto ciò al netto di fenomeni di profondo disagio come ciao k fai risp: una specie di futurismo da tastiera telefonica. Per non parlare delle faccine.

La voglia di messaggi portava quindi alla grande rivoluzione dei messaggi gratis perenni. Bene: tanti messaggi, sfoggio di intelligenza, si procede diritti sulla via dell’emancipazione sentimentale. Falso ancora. Rasoio di Occam al rovescio: moltiplicazione di enti, una miriade di comunicazioni inutili. Tutte accompagnate dalle solite domande: devo cercarlo/a io? Come dovrei rispondere? Quanti messaggi al giorno segnano la sottile linea dello stalking? Grandi assenti le telefonate, il medium-sms permetteva infatti di ovviare all’imbarazzo di doversi vedere, figuriamoci parlarsi di persona: non siamo mica negli anni ’70.

Alla fine del processo ecco Whatsapp, al quale per altro abbiamo già dedicato L’amore ai tempi di Whatsapp che voi, gente colta, avete letto. Ecco scomparire i puntini e comparire il terribile dato: l’ultimo accesso. Ora abbiamo la certezza che quella persona non ci ha risposto e il dubbio che non ci risponderà mai. Addio buon vecchio magari non lo ha visto, benvenuto ennesimo problema. Addio anche buon vecchio magari non ha credito: chi, al giorno d’oggi, non può accedere a o rubacchiare un Wi-Fi?

Ecco quindi, per farla la breve, la nostra proposta: abbandoniamo tutto il resto e torniamo agli squilli. Questo sarà il primo passo verso un graduale ritorno alle buone vecchie sparate romantiche epistolari alle sconosciute. Perlomeno quelle si firmavano, miga Spotted!

Un pensiero su “Dallo squillo a Whatsapp. Storia incredibile e vera dell’emancipazione sentimentale.

  1. Magari si potesse tornare agli squilli.. Sarei favorevolissimo!
    Almeno aveva un senso, adesso si naviga tra i fraintendimenti ( o venduti per tali quando lui/lei si stanca di giocare).
    Rivoglio gli squilli, ed anche l’addebito sms! Ma soprattutto… Basta chat!

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