Ma la Sardegna è un’altra cosa?

Non è solo quando compri i biglietti che compare, è già lì in agguato quando accenni al fatto che hai intenzione di farti le vacanze fuori. ‘Ma scusa — dice — tu la Sardegna la conosci tutta?’
Lui, leader naturale, evangelizzatore del popolo di Facebook, ogni estate ti insegna che non importa la potenza del mezzo, il mondo si visita per prossimità. E quindi perché dovresti andare in Grecia quando puoi andare a Carloforte? Sì, interessanti le teste dell’Isola di Pasqua, ma hai visto i giganti di Monte Prama? Già, bello Fjordland, NZ, ci hanno girato il Signore degli Anelli: ma a Masua ci sei mai passato?
Il tuo amico ti parla con lo spirito di chi va a insegnare l’evoluzionismo ai creazionisti. Sentenzia di quanto siano ‘tristi’ quelli che vanno a fare le vacanze alle Baleari, contesta il principio per cui uno possa voler vedere New York prima di Roma. Vaneggia di terre millenarie e ricche di storia, informazioni di seconda mano sia chiaro, ma per lui pare che le terre siano emerse con quest’ordine: la Sardegna, l’Italia e poi, ere geologiche dopo, tutto il resto. Una terra antichissima, dice il tuo amico. Paesaggi così non ce ne sono da altre parti, è disposto a santificare pure un angolo di campagna del Medio Campidano per restare coerente con se stesso.
Quindi basta aeroplani supersonici: si conosca almeno Bosa prima di andare da qualche altra parte. Servirebbero delle vite per viaggiare come dice lui, il tuo amico, ma d’altronde la Sardegna è un’altra cosa, quindi che bisogna c’è di biglietto, valigia e paglietta?
Ora voi, cari amici, avete già riconosciuto l’individuo e ci chiedete: che fare? È giusto odiare il tuo amico? Sì, senza dubbio. Ma noi del mondogaggio, non ne facciamo mistero, siamo gente snob. Ci basta leggere il primo commento ‘patriottico’ per voler emigrare e quando sentiamo qualcuno glorificare tutto ciò che sta fuori dall’Isola vorremo invece non andarcene mai. E soprattutto se leggiamo l’ennesima banalità sulla Sardegna-che-dovrebbe-vivere-di-turismo proponiamo di riedificare integralmente le mura della Città e guardare dall’alto i vani tentativi di invasione.

La domenica alle Pailotte.

Chissà quanto sarebbe stato felice Cesare Lombroso se la tecnica gli avesse donato non archetti per misurare crani, ma Instagram. Hanno aperto un bar a Pirri, hipster per essere hipster, che ha le vetrate colme di hashtag e mi sembra — mi sembra parecchio, in realtà — che quell’immagine lì colga lo Zeitgeist, lo spirito dei tempi, molto più di qualsiasi altra cosa, qui da queste parti del Mediterraneo occidentale.

E infatti basta, nelle inspiegabili giornate grigie di questo luglio, lanciare la ricerca per hashtag, #Cagliari per finire in un variegato atlante antropologico. Ed è qui che scopriamo che Non è domenica senza #pailotte e ci ricordiamo che lì fuori, le domeniche d’estate, c’è qualcuno #altop.

E quindi l’#Estate torna come ogni anno a proporci gamberoni d’eccezione, con acconciature lavorate, pose plastiche, abbronzature sublimate, secchiello di Mojito e tanta voglia di essere #inpiena. Innovativo strumento di catalogazione, l’hashtag risolve il problema dei collezionisti di testimonianze del divertimento cagliaritano. Addio ore passate su Crastulo, ora la scorciatoia si presenta grazie al tasto che nessuno prima aveva considerato: il cancelletto.

E da qui è tutto un tripudio di situazioni da cercare, di vetrine in cui proporsi. L’Averskida, l’Iki Beach, e l’intramontabile Villassimius, abbreviato in Villa che è più ganzo. Villa non delude mai, leggiamo. E in fondo perché dovrebbe? Con i suoi portici e i negozi di tennis, piccola Porto Cervo della costa sud, tripudio di seconde case per turisti d’eccezione. E così le discoteche, morto quel tempio del gaggiumine che fu lo Zelig sono tutte una succursale delle loro versioni invernali, basta aggiungere Beach. Per essere bipartisan ecco le ragazze con i loro nuovi vestiti inguinali, lo Spritz, il tavolo, lo sguardo su tutti, ma alla fin fine è situazione pillone.

Cagliari, città di mare, fugge allo stereotipo di Gallipoli o San Teodoro: troppi vecchi, quindi lo sballo e lo scioro si spostano fuori città, verso una costa o verso l’altra. L’importante è esserci, anche se ormai si è troppo grandi, altrimenti si sembra antichi. Quindi ecco la foto ed ecco Instagram, con lo slip sullo sdraio, gambe un po’ aperte, pappo in vista. O le cosce dorate che danno sull’acqua cristallina. La Sardegna torna un paradiso, verrà ottobre e la popolazione cagliaritana potrà riprendere a lamentarsi di quanto sia brutto qui e sognare di emigrare, a Torino o Milano chissà, comunque lontano perché qui è troppo provincia.

Dallo squillo a Whatsapp. Storia incredibile e vera dell’emancipazione sentimentale.

I lettori di mondogaggio sono persone colte. E come tutte le persone colte non passano il tempo a leggere le 10 cose che, i 57 motivi per cui, le 31 banalità del momento, ma sfogliano raffinati carteggi del primo Novecento. E così, i lettori di mondogaggio — il blog che vi amerebbe tutti se ne avesse il tempo (cit) — si stupiscono quando si accorgono che l’amore all’inizio del XX secolo si poteva esplicitare dopo due occhiate con frasi che ora condurrebbero come minimo a un processore mediatico: mi sono follemente innamorato di te, degnami di uno sguardo perché non trovo altra ragione di esistere ecc.

Noi degli anni ’80, però, un minimo di anticorpi ce li siamo fatti fra piccolo e grande schermo. L’amore di fine secolo, Joel Schumacher e Rob Reiner ce lo hanno insegnato, si poteva esplicitare bruscamente. Si poteva andare da una persona, che però già si conosceva, e confessare il nostro eterno amore con pensieri quali, e questo sì che andrebbe sempre citato, sono qui perché quando ti accorgi che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita cominci il prima possibile.

Breve introduzione per dire che tali rituali sentimentali, tagliando fuori grandi imbarazzi da amore cortese, oggi lascerebbero un pochino basiti. E visto che in passato abbiamo parlato di internet e della sua potenzialità sotto questo punto di vista (potenzialità negativa principalmente, a livello di stabilità psico-fisica) ecco qualche parola sui cellulari.

In principio, quando si pagavano i costi di ricarica e non esisteva neppure la Christmas Card, l’amore si esplicitava con gli squilli. Paranoie sul numero di squilli da fare o su chi dovesse squillare per primo o sul significato di uno squillo fecero quindi la loro comparsa, più o meno all’inizio del millennio, per ottenebrare le nostre vite. L’ambiguità però di questo segno era tale che gli operatori di telefonia mobile attuarono politiche di liberalizzazione del traffico degli sms, invogliando con allettanti offerte i propri utenti.

L’essere umano però è una creatura particolare e il messaggio, lungi dal risolvere il problema del significato dello squillo, finiva per crearne di nuovi. Sopra i puntini di sospensione, giusto per fare un esempio, fra un migliaio di anni si parlerà come del dibattito sugli universali. Mettere i puntini cosa indicava? Un’allusione? Una semplice formalità? Certo è che un solo punto talvolta o nessun punto costituiva un segnale negativo. Tutto ciò circoscritto però in quei 100 messaggi gratis al mese, quindi un numero limitato di interazioni e conseguenti turbe mentali. I soli 120 caratteri costringevano inoltre a comprimere il proprio pensiero e non poter mostrare la propria intelligenza. Se a ciò aggiungiamo che parte di questi 120 se ne andavano in ritualismi quali risp tvb la faccenda si complica. Tutto ciò al netto di fenomeni di profondo disagio come ciao k fai risp: una specie di futurismo da tastiera telefonica. Per non parlare delle faccine.

La voglia di messaggi portava quindi alla grande rivoluzione dei messaggi gratis perenni. Bene: tanti messaggi, sfoggio di intelligenza, si procede diritti sulla via dell’emancipazione sentimentale. Falso ancora. Rasoio di Occam al rovescio: moltiplicazione di enti, una miriade di comunicazioni inutili. Tutte accompagnate dalle solite domande: devo cercarlo/a io? Come dovrei rispondere? Quanti messaggi al giorno segnano la sottile linea dello stalking? Grandi assenti le telefonate, il medium-sms permetteva infatti di ovviare all’imbarazzo di doversi vedere, figuriamoci parlarsi di persona: non siamo mica negli anni ’70.

Alla fine del processo ecco Whatsapp, al quale per altro abbiamo già dedicato L’amore ai tempi di Whatsapp che voi, gente colta, avete letto. Ecco scomparire i puntini e comparire il terribile dato: l’ultimo accesso. Ora abbiamo la certezza che quella persona non ci ha risposto e il dubbio che non ci risponderà mai. Addio buon vecchio magari non lo ha visto, benvenuto ennesimo problema. Addio anche buon vecchio magari non ha credito: chi, al giorno d’oggi, non può accedere a o rubacchiare un Wi-Fi?

Ecco quindi, per farla la breve, la nostra proposta: abbandoniamo tutto il resto e torniamo agli squilli. Questo sarà il primo passo verso un graduale ritorno alle buone vecchie sparate romantiche epistolari alle sconosciute. Perlomeno quelle si firmavano, miga Spotted!