Non ho trovato Volpi e Poggi.

Avremmo potuto essere felici e contenti. Era il 1999 e personalmente passai le vacanze di Natale a casa, con i miei zii che ricordavano con nostalgia i tempi quando in TV davano Spazio 1999. Chi l’avrebbe mai detto che la minaccia non sarebbe giunta dallo spazio, ma dal pianeta stesso? Asimov, Dick, Bradbury e quella gente lì forse sì, ma ai tempi non li conoscevo e nessuno li citò in quei pranzi fra Natale, Santo Stefano e Capodanno, quando gli abbondanti antipasti, il proverbiale maialino e lo scricchiolare della frutta secca spezzata veniva spruzzato dall’odore dei mandarini che s’infila sotto le unghie e sulle felpe e qui, a Cagliari, dove non nevica mai, di vischio non c’è manco l’ombra e certo non si canta, vuol dire Natale. Forse però è il caso di ricapitolare.

Attendendo Mamma, ho perso l’aereo!, La Storia Infinita, Howard e il destino del mondo e tutti quegli altri film che le reti Mediaset — le più amate dai bambini — trasmettevano sempre in quei quindici giorni di dicembre in cui le scuole chiudono e i genitori odiano le scuole chiuse, aveva fatto la sua comparsa il Millennium Bug. Quella favolose macchine che avevano cominciato anni prima a cambiare il mondo e una delle quali si posava sull’apposita scrivania che avevamo comprato e messo in camera di mia sorella, pare potessero andare in tilt per il cambio di secolo, vale a dire tornare al 1900 invece che salutare il 2000, il grande traguardo all’ombra del quale ero cresciuto e mi apprestavo a concludere la seconda superiore. Asimov e la gente come lui avevano prospettato apocalittici incidenti di questo genere, seppure legati ai robot o a computer con estensioni fisiche in grado di uccidere. Un problema all’apparenza così banale, ma allo stesso tempo così distruttivo non era stato mai il fulcro di un romanzo distopico. Che io sappia, per lo meno. L’informazione flirtò con i toni dell’apocalisse e tirai un piccolo sospiro di sollievo quando il mondo continuò a girare come nulla fosse. Ricordo chiaramente il momento, seduto in cucina, pochi parenti a casa, eppure non ho confessato a nessuno, fino a ora, che un po’ di paura la provai. Immaginavo gli aerei cadere e le centrali nucleari esplodere come nell’episodio dei Simpson, anche se ora controllo su internet e vedo che quell’episodio non posso averlo visto in Italia prima della fine dell’anno 1999 e con esso del millennio.

In sostanza, il millennio era finito e io, come tutti i miei amici e conoscenti, Volpi e Poggi non li avevo trovati. Le due figurine che avrebbero completato l’album associato a una marca di ciungomme, e così concesso la possibilità di ricevere a casa la maglia da gioco originale del proprio campione preferito. Nei comprai perfino una scatola intera, al costo complessivo di 10.000 lire, una cifra che allora mi sembrava uno sproposito e che spesi — col senno di poi inutilmente — con grandi patemi d’animo e grazie a un prestito ricevuto in famiglia. «Non è meglio che te li conservi quei soldi?»mi disse mia nonna, come diceva sempre con quel suo spirito da Piano Marshall per farti sentire ancora più in colpa e, involontariamente almeno credo, darti la colpa di quella che da lì a qualche anno sarebbe stata la rovina dell’Italia. Volpi e Poggi non li trovai, il millennio finì e non cambiò nulla. Una di quelle cose amare che ti fa capire che i nostri sforzi di catalogazione in quanto specie umana sono sempre vani. Una generazione passa, un’altra viene e la terra vive sempre.

Ero cresciuto, se volete un background, leggendo Topolino tutte le settimane, con i romanzi di Sandokan e dell’Isola del Tesoro, ma più di tutto mi aveva colpito un romanzo di tale Jan Terlouw, Come si diventa re, che ora non ha manco una pagina su Wikipedia. Come tutti avevo abbandonato radio e cassette per MTV (ben prima che diventasse il contenitore degli aspetti peggiori di questa nostra razza umana) e mi ero innamorato di Ronaldo ricevendo le sue finte attraverso le onde lunghe di Tutto il calcio minuto per minuto. Non è il momento di parlare del Cagliari di Carletto Mazzone e  Luigi Radice — l’ultimo Cagliari per cui sia valsa la pena fare il tifo — mi sembra doveroso però sottolineare che tutta questa mia formazione culturale mi portò, a cavallo fra i millenni, a discutere il martedì o il mercoledì mattina in classe della puntata della sera precedente di Dawson’s Creek. C’è tutto un gran parlare dei giovani d’oggi e io stesso, prima o poi o com’è inevitabile fare, ci arriverò, posso dirvi però che la politica e il mondo di sopra non li conoscevo. Potete mettere in dubbio la mia memoria, ma se non lo ricordo deve per forza significare che per me non era importante. E state certi, e quando verrà il momento di fare i nomi ognuno sarà responsabile della sua parte, che di Silvio Berlusconi sapevo ben poco e mi interessava ancora meno. Non mi accorsi del mondo prima dell’11 settembre 2001 e della prima guerra del golfo dovetti raccogliere informazioni dal Televideo per un compito che ci aveva dato la maestra. Mi capita ancora di chiedermi quanto sarebbe stata diversa la mia vita se avessi trovato quelle due figurine. Sarei tornato a casa correndo come Charlie Bucket? Ora che ci penso, nel 1964 Roald Dahl aveva previsto tutto quanto. Non so se fra altri 50 anni la scienza politica avrà dimostrato che il senso di insoddisfazione della mia generazione derivi proprio dal non aver trovato quelle due dannate figurine. Io però ci penso ogni tanto e lo scrivo qui, così che si potrà raccogliere di me, come si è fatto di Asimov, le dieci previsioni corrette sul mondo di domani. Nel passaggio cruciale dal 1999 al 2000, per me, e con me ci voglio ficcare tutta la razza umana e quella che condivideva con me i banchi di scuola, il futuro non era domani: era oggi. Scusate il balzo temporale, ma sono fermamente convinto che l’Italia non sarebbe ciò che è oggi se Baresi non avesse sbagliato quel rigore del 1994. Avrebbe fatto gol anche Baggio. Ecco, Roberto. Alto. Il campionato del mondo lo vince il Brasile. Poi non avrebbe preso la traversa Di Biagio e noi avremmo legato la vittoria del 2006 allo charme di Bruno Pizzul e non alle grida da esaltato di Caressa. E la Germania si sarebbe divisa di nuovo e noi saremmo la voce grossa dell’Europa e il suo sguardo severo sul resto del continente. E i giovani non andrebbero a studiare all’estero per poi rilasciare interviste all’Unione Sarda e l’Università del Salento sarebbe la nuova Sorbonne e mai, e dico mai, Malesani avrebbe vinto una Coppa Uefa e Giulio Andreotti sarebbe presidente della Repubblica.

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