Quando le goleador costavano 100 lire.

Ammetto di avere avuto una certa difficoltà a mangiare la goleador al gusto bubble gum. Me l’ha regalata un amico dicendomi «questa è la cosa più gaggia che c’è in circolazione». Io ero convinto di aver visto la cosa più gaggia in circolazione l’altro pomeriggio sotto forma di una coppia: lui canadese Adidas nera in acetato con il fiore e le bande in fantasia jamaicana, cappellino (e che ve lo dico a fare?), Nike Shox. Lei: leggins, fiore rosso in testa, felpina rosa e Hogan. Cummenti? Una domanda non retorica: secondo voi la Adidas manda degli osservatori qui a Cagliari per analizzare quale clientela va in fregola per certe cose?

Dal punto di vista delle papille gustative, però, la nuova Goleador è senza dubbio gaggia quanto un vasetto di ricci. Punto primo perché la goleador era diffusa nella mia scuola media quando costava 100 lire e la scuola in questione era l’Empireo del gaggiumine, punto secondo perché sempre lì si masticavano e scoppiavano le Big Bubble che hanno quel colore e sapore lì. La mia difficoltà è dovuta proprio a questo: non riuscivo a immaginarmela come caramella, pensavo dovesse per forza essere una ciungomma.

In quegli anni i tabacchini — luoghi più oscuri che mai, dove miga ricaricavi la PostePay — oltre al tabacco vendevano goleador, Big Bubble e un po’ dopo quelle maledette figurine di Volpi e Poggi. Ora, ciò che mi ha fatto tornare a scrivere di quei tempi (such such were the joys) sono un paio di coincidenze fortuite («Per conto mio, quando penso a certi incontri, a malattie ed a morti, a libri che ho estratto dallo scaffale d’una biblioteca e m’han fatto una forte impressione, dico che siam in mano al Caso, e sebben la risposta sia vecchia, non ne trovo una migliore», G.P.): la risurrezione del Winner Taco, mia madre che mi ricorda il Cornetto al Whiskey, vedere una torre porta CD vuota nel mio salotto e constatare che in dieci anni è diventato un oggetto completamente inutile.

Vorrei scrivere di così tante cose nello stesso momento, ma mi contengo. Quindi ci sono un paio di cose che mi passano in testa. Prima: l’alcol nei gelati non è una trasgressiva invenzione del secolo XXI. Seconda: quanto sa di Prima Repubblica il Cornetto al Whiskey, quando nessuno, a Cagliari, avrebbe mai ordinato un Mojito, figurarsi metterlo in un gelato. Terza: passerò al Kindle così come sono passato all’iPod? Datemi pure del poser, ma accettate la mia onestà.

C’è una storia di quegli anni lì, quando le goleador costavano 100 lire, che vi voglio raccontare. Un tizio che veniva nella mia scuola e che veniva da quei posti di Cagliari che da altre parti del mondo chiamano ghetto o favelas, aveva chiesto 50.000 lire ai vicini in quanto la sua famiglia era povera. Le spese tutte in ciungomme al tabacchino. Quando i genitori lo scoprirono, arrivarono in classe e il padre lo picchiò a calci. Ecco, cara Michelle Pfeiffer: non sono anche questi Pensieri Pericolosi? Il tabacchino era fermata d’obbligo, per noi che armati di 1.500 lire compravamo succo di frutta e pan pizza e quando la sorte ci diceva davvero bene, da casa portavamo l’ambito panino con Nutella. Ricordo che, mai arresomi di fronte all’introvabile coppia di calciatori, chiesi un prestito di 5.000 lire in casa. Mi sembravano un’enormità. Così come mi sembravano degni di essere ascoltati gli 883 e di questo vi chiedo perdono dal profondo del cuore.

Mettiamola così, per non pensarci su troppo: la goleador è la versione edibile dei blue jeans; passano gli anni, passano le stagioni, ma non passa mai.

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