Il Sabato alla MEM.

Ultimamente mi sono fissato con le trilogie, mi sembra di voler scrivere tre pezzi su ogni cosa. Sarà che ho rivisto la trilogia di Star Wars e che no, non guarderò quella del Signore degli Anelli perché non penso fossero necessari tre film su dei cazzo di hobbit che fanno trekking (cit). O sarà che la mia serie preferita è la trilogia in cinque libri della Guida Galattica per Autostoppisti e a gennaio, quando l’estate sembra più lontana che a dicembre, mi deprimo a pensare che Douglas Adams non ci sia più. Piacciano o no queste giustificazioni, sento il bisogno di chiudere la trilogia della Mediateca del Mediterraneo.

Gli esami incombono, la sessione invernale, l’incubo più grande dopo la sessione estiva, quando non hai neppure la scusa delle belle giornate e delle temperature vicine ai 30 gradi per non studiare. Sei tu e i tuoi libri e tua madre che ti chiede «ma non hai esami da dare?». Non vai più a scuola, ma le biblioteche seguono gli stessi giorni di chiusura dei licei e allora dove vai a studiare se non alla MEM? Ci sarebbe pure la biblioteca universitaria, quella che noi chiamiamo Il Purgatorio perché sei solo tu e i tuoi libri e i tuoi pensieri e se ti vuoi distrarre puoi solo guardarti intorno e vedere i libri non tuoi e i tuoi pensieri e tuttalpiù qualche divertente siparietto da parte del personale.

Ma le cose vanno più o meno così: «Eri alla MEM?» chiedo io, «È pieno di figa» risponde l’altro. È automatico. Proponiamo un altro pezzo di conversazione. «Stasera vieni alla MEM?», «Non posso, però cuccaci tutto». D’altra parte parliamo dell’unica biblioteca in Sardegna che ha un bar che fa l’aperitivo («Oh costa 10 euro, ma ci mangi tutto, però devi prenotare»). Riavvolgiamo, parafrasiamo: l’unica Biblioteca dove si fa l’aperitivo. La MEM è un po’ così, la Biblioteca dell’Eterogenesi dei Fini. Tu ci vai con i libri, anche con l’intenzione di studiare, poi però ti ritrovi a guardarti intorno — non puoi non guardarti intorno! — perché ci sono i vetri e vedi che è davvero pieno di… e allora la pausa al bar è automaticamente più lunga che alla macchinetta del caffè in facoltà. Metterai uno status su Facebook con il check-in: Che palle, riprendiamo a studiare — presso Mediateca del Mediterraneo, senza doppi fini, ma sai che non andrà così. Cediamo il passo alla nostalgia: da Beverly negli anni ’90 ci andavamo per i panini oppure perché era figo andare lì? Sì, il panino te lo compravi, però ci siamo capiti.

E il sabato, quando le altre biblioteche sono chiuse e soprattutto un sabato durante le vacanze natalizie, la MEM è il centro del mondo studentesco. Te ne accorgi quando scopri gli studenti delle superiori che vanno lì a studiare le pagine accumulate durante le vacanze. Che è un po’ come andare a studiare al Poetto in giugno, ha la stessa possibilità di riuscita. E poi voglio dire, i regali di Natale devi aspettare il 7 gennaio per sfoggiarli?

«Non ti dico com’era oggi la situazione alla MEM. Pelo ovunque». «Pelo» che sta per il genere femminile. Eccoli quindi sciamare verso l’ex mercato di via Pola. E tu ragazza che farai? Puoi forse non mettere i libri nella Louis Vitton che ti cola dal braccio? Andiamo, sai che ti guarderanno, quindi è meglio che ti vedano bene. Poi c’è quel fantastico look finto trasandato, con la canadese e ti accorgi che anche i capelli sono simil-spettinati di proposito. Torni a casa con 15 pagine sottolineate e i sensi di colpa a livello di allerta. Ma mamma sa che eri a studiare, mica ti controlla le pagine. E poi bisogna cogliere le occasioni, come dicono a Brooklyn: se la vita ti dà limoni fatti una limonata. Perciò, se vai alla MEM fallo nel modo giusto. E fregatene di ciò che sarebbe in teoria, i libri, la cultura e tutto il resto, l’importante è che tu sia splendida e che quando qualcuno dirà ero-alla-MEM-era-pieno-di-pelo si riferirà in qualche modo anche a te.

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