Mi ha preso l’Ansia.

Noi della redazione abbiamo a volte tendenze hipsteriche. Come quando muoreggente e tutti su Facebook ci dicono quanto è dura convivere in un mondo senza quella gentemmorta e tu pensi «ma onestamente mi dici tipo quando è che che hai iniziato a soffrire per il mondo?». Il grande processo per cui tu sei ok sì intelligente, ma come le persone intelligenti tendi a diventare cinico, narcisista, egoista e insomma uno stronzo. E dato che uno di noi è venuto poco fa in redazione facendoci leggere un messaggio che gli è stato mandato — «ti avessi dato dell’hipster tempo fa mi avresti sfanculato» — bisogna riconoscere che c’è un hipster in ognuno di noi. Prendi il tuo gruppo musicale preferito e laggente che ne parla e dicci pure che non pensi cose del tipo io-li-ascoltavo-quando. Poi da queste parti, dove la tolleranza reputiamo dote da usare con parsimonia, ci incazziamo anche quando qualcuno fa lo splendido con due battutine su American Pie. «Gran film». Ah davvero? Peccato lo abbia visto quando tu eri alle elementari, testadicazzo.

Il problema di fondo è che ci viene difficile scrivere un pezzo senza parlare di Facebook, Whatsapp e cose così, un po’ come a Melissa P veniva difficile non parlare di cazzi. Ricordate il ridente mondo delle cabine telefoniche, quando la comunicazione era su per giù ferma ai livelli del marconista del Titanic che punto-linea-punto-punto diceva al mondo «ecco cosa succede a non inventare prima l’aereo»? Quando per comunicare hai bisogno di un certo allenamento, secondo noi ti viene più difficile dire stronzate. Prendiamo un po’ la fotocamera. Quando c’era tutto un lavoro di ingranaggi poi con il dubbio del chissà-come-cazzo-è-uscita-questa-foto non trovavi né foto scattate in bagno, né a qualsiasi cosa prima di ingurgitarla. E potete obiettare che noi scriviamo questa cosa qui perché non dobbiamo impugnare calamaio e penna, ma battere un po’ lì e un po’ qui su una tastiera.

Ora cosa c’entra l’Ansia? C’entra eccome, perché tutte quelle cose di cui non riusciamo a non parlare sono un generatore di rotture di coglioni. L’ansia a quattro cifre di Whatsapp ve l’abbiamo già raccontata, ma il formato migliore è quello Facebook (l’ansia-formato-facebook), quello del «non so se metto mi piace», o del «era online e non mi ha cercato» o «non ci credo non le sia piaciuto quello status lo fa per orgoglio» oppure «vedi che sta scrivendo cose, commentando storie, lo vedo a destra perché non mi mette mi piace a quella canzone che ho messo appositamente». MIHAPRESOLANSIA. Noi ci ricordiamo che prima del 3310, ne dovevi fare di fatica per avvisare che facevi tardi: non ho scheda telefonica, non ho monete e poi sì magari tua mamma ti rompeva il cazzo dopo, ma non poteva dirti: mandami un messaggio quando stai tornando. Le comunicazioni madre figlio sono oggi per il 90% degli sms-sto-tornando. Per non parlare poi della scomparsa del Pronto? Sono Carlo, c’è Luca? Te lo passo subito, che è diventato Oh-ti-sto-chiamando-rispondi-tu-mi-raccomando. Poi ci si chiede perché i ragazzini oggi sono smaliziati sessualmente ma molto addormentati in tutto il resto.

Mettiamo in questo mix (che poi zerocalcare ha già rappresentato perfettamente sotto il Demone della Reperibilità) i sentimenti ed ecco ecco ecco che ci crackcrackcrackfracassiamo i coglioni a vicenda in continuazione. Chi vive in una perenne nostalgia degli anni ’80-’90 conosce bene l’insegnamento di uno dei più grandi filosofi contemporanei, Harry Burns, che insegnava — mica a caso — che non si accompagna una ragazza in aeroporto all’inizio di una relazione perché poi quando passa il tempo e non lo fai più lei ti dice perché non mi accompagni più in aeroporto? Ecco che le comunicazioni fra partner si concentrano ora sul tema del perché-non-fai-più-così-all’inizio-era-diverso. E appunto, diremmo, se all’inizio era diverso e ora non è più così, è stato un piacere e, come si dice dalle nostre parti, buona! E invece non fa a crederlo, l’ansia bussa alle spalle per mezzo delle mani dell’interazione virtuale: non capisci che quella canzone l’ho messa per te? Vedi che ha messo quella canzone, cosa vorrà dire? PERCHÈ NON MI ACCOMPAGNI PIÙ IN AEROPORTO?

Sta tutto nel fatto che ora si vogliono condividere i propri patemi con il prossimo, pretendendo che al prossimo freghi qualcosa. E quindi ci si deve mostrare interessati, non-cinici-non-stronzi. Non solo, quando invece non lo fai, sei proprio una merda, uno che non si interessa, uno che non capisce il messaggio subliminale dell’ultimo status, dell’ultimo video, dell’ultimo articolo condiviso. L’ansia definitiva. E se qualcuno condividerà questo pezzo indirizzandolo a qualcuno per dirgli guarda-tu-sei-una-merda-tipo-quella-gente-lì, allora ecco che ci abbiamo proprio preso giusto.

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