In Biblioteca prendo il Tavolo.

Con le recenti indagini piccanti «A Trassa di Cremina» e «Metto mipiace che in caso si scopa» siamo entrati nel Watergate dell’UniversoUniversitarioCagliaritano. Dato che sono passate tante primavere (e altrettanti maledettissimi e piovosi inverni) da quando lasciammo l’Invictino per entrare all’Università, le percezioni sono un po’ cambiate.

Mia sorella andava all’Università prima di me per mere questioni cronologiche. E diceva fisso «i miei colleghi». «Ma loffia questa storia dei colleghi?» rispondevo io e lei si giustificava con «si chiamano così». Ricordo bene che prendevo l’8 per andare a Pirri perché il Pacinotti aveva una sede lì (e così sia chiaro che a Pirri, come oltre la Cortina di Ferro, non ci andiamo se non per questioni di forza maggiore) e che dovevo prenderlo alle 7.30, perché se sgarravi ti trovavi quello zeppo di universitari che andavano in Cittadella e viaggiavi come carro-bestiame. Per non parlare del ritorno sull’1 e poi il 3 con signore che salivano su pullman pieni cariche di buste e volevano pure sedersi, quelle stronze. E bambambam colpi di busta busta busta con dentro pesce pesce pesce. Queste sì, che sono CtmEmozioni.

Ai tempi, quando la Carhartt era swag, ma non abbastanza da costare l’Iradiddio, avevo una percezione dell’Università stile film americano. E non potete certo farmene una colpa, dato che ho visto American Pie al Nuovo Olimpia in età puberale, con tre amici tutti quanti desiderosi di sapere se fosse davvero come una torta di mele. Susse di brufoli e fisso da ComputerShop o da Loriga Fumetti. Fu in quegli anni lì che la nostra vita rischiò di scivolare nell’oscuro universo dello Studente di Lingue di Giapponese. Poco disagio da Loriga, ai tempi, ora non so.

Compagni che diventano Colleghi (e sti gran cazzi di CarloMars, come lo pronunciano alcuni) l’Università ritrova lo spirito della Classe, non alle lezioni, non agli esami, ma in Biblioteca. Non è in fondo questo il posto più Aula che esista? Nella nostra redazione non ci sono psicologi — e ci mancherebbe altro — ma per qualche meccanismo si ricerca sempre lo stesso banco, proprio come si faceva a scuola, anche quando ti imponevano di sedere vicino a quello che scoreggiava. E anche in Biblioteca c’è chi lo fa. Alle elementari/medie c’era una tattica tacitamente accettata: se scoreggio devo essere abbastanza rapido da puntare qualcuno e urlargli PUUUUU prima che lo faccia lui. Poi alle elementari c’era quello che aveva un odore caratteristico, quindi hai voglia di PUUUU. Andiamo fuori tema, ma questa va detta perché è DenunciaSociale. Un mio professore entrò in classe e sedendosi dietro un nostro compagno, captato l’odore, fece lui PUUUU seguito da «ma itta è custu fragu» e vai di accuse infamanti al nostro compagno. Il professore aveva tipo 60 anni e il compagno 12.

Di queste cose non succedono (non ancora), ma i gruppi, i famosi gruppetti con i quali vi hanno fracassato le palle a scuola dicendovi che la classe-non-è-unita-dovrebbe-esserlo-ci-sono-troppi-gruppetti, ci sono eccome. Fin quando rivalità interne li divideranno e fin quando la Laurea ne porterà via qualcuno. Dalla Biblioteca si esce come dal carcere: ognuna sconta la sua pena e poi non torna più. E come nel carcere a volte capita di essere trasferiti, di sceglierne un’altra.

E così ci sono anche quelle robe lì stile AmorCortese con gente che si corteggia e pivelle, anche quelle brutte, che hanno intorno ragazzi e allora si vestono bene perché devono piacere. Lo scioro di Viale Fra Ignazio qualcosa ce lo ha insegnato, no? Quanto pelo ci sarà oggi, quanto Scioscio? Andiamo all’Acquario? Alla MEM il sabato c’è un sacco di pelo, però molte scuole superiore? Ma maggiorenni? Certo zio, anche. Quelli del zio, che usano zio per ogni frase, tipo passo-e-chiudo. Ci sei oggi, zio? Sì, tu che fai, zio? Ti ricordi quella ragazza di sabato, zio? Certo, zio. Quanto mi mancano gli anni del «chiaro». Ci sei stasera? CHIARO!

E la sfilata infinita, quante volte scenderai oggi a fare Pausa? Avrò il coraggio di avvicinarmi? Prendiamo un caffè, anche della macchinetta? La Pausa è l’eterogenesi dei fini per eccellenza. Lo fai con lo scopo dichiarato di staccare, ma dietro c’è tutta la Camminata, il RollioDellaFiga, che è quel modo di camminare che dice guardate guardatemi guardatemi che tanto non ve la do non ve la do non ve la do.

E c’è quel tanto di preserata che si riassume in una frase fantastica captata una volta. «Io la mattina arrivo presto, certo che mi prendo il tavolo». Nel senso, occupo l’intero tavolo ché vengono i miei amici e stiamo insieme. La prevendita sarebbe una gran cosa.

E anche la gente che chiacchiera e a fare SHHHH sono gli altri, buscette e non i professori. Ecco quindi, riassunte in breve tutte le caratteristiche della Classe che la Biblioteca ri-crea e tutto il resto dell’UniversoUniversitario no. E ancora quella che ridacchia in continuazione e tu glielo vorresti dire scusa-cara-cazzo-ridi? Perché ci piace un sacco dire qualcosa che abbiamo detto da poco e quindi diciamolo ancora: scusa-cara-cazzo-studi-che-sei-stupida?

E anche lei se ne andrà, scontata la prigionia, magari con l’amore della vita sul groppone. Galeotta fu, la Biblioteca.

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