Metto mipiace che in caso si scopa.

Capita a volte di chiedersi che sarebbe stato se ai tempi delle nostre scuole medie ci fosse stato internet. C’è un’idea diffusa per la quale un tempo si parlava un italiano con tutti i crismi e ora — degrado dei costumi! — manco si riconosce il verbo avere da una preposizione. Abbiamo un po’ di difficoltà a immaginare però i nostri compagni delle scuole di via Quirra (e quello sì che era degrado, anzi kedera come dicevano loro) perdersi in certi sofismi. Andiamo al punto: non ce la sentiamo di dire che i ragazzini di oggi sono per forza tuttaccallonati perché mettono le foto in bagno e mettono foto semi nudi con commenti filosofici. Ci affligge invece il dubbio che così avrebbero fatto anche i nostri coetanei, se ne avessero avuto i mezzi. E anche noi, perché no? Chi pensa di non essere stato un coglione a 15 anni mente spudoratamente.

Lasciando morire la dietrologia, tutto questo preambolo serve solo allo scopo di introdurre un tipo umano che i tempi e la tecnologia ci presentano oggigiorno. Capita infatti di sentire alcune ragazze lamentarsi del fatto che quel-tipo-mi-mette-mi-piace-a-tutte-le-foto. Zero sgamo, tipo. Non gliene facciamo una colpa per aver provato, si sa che le relazioni possono avere le origini più insperate. Però voglio dire, già al terzo mipiace sei abbastanza sgamabile. Ma il nostro tipo umano, il nostro eroe, il nostro forza-simba-sei-tutti-noi, ci prova comunque.

Pensate un po’ a quanto è diventato democratico internet. Il nostro eroe un tempo, prigioniero della sua timidezza e insicurezza era praticamente impossibilitato a dire ma che cazzo e lanciarsi. Noi lo immaginiamo come nei cartoni Warner Bros quando l’odore dell’arrosto afferra un personaggio e lo tira per le narici e lui, sollevati i piedi da terra, svolazza. Certo non si tratta di arrosto… Quando internet ti offriva Winamp e Napster era comunque complesso, certo l’abilità informatica poteva garantire uno sfioramento coscia-ginocchio mentre la ragazza chiedeva consigli, ma nulla di più. Ora invece basta un click, un mipiace. Metto mipiace che in caso si scopa. E via di notifiche. Un nostro amico da poco si lamentava del fatto che con questo sistema anche i borroni arrivano a tirarsela perché qualche mipiace lo collezionano pure loro. Ma lui è un estremista. Prendiamo anche la recente tragedia che ha colpito la Sardegna. Quanti status sull’evento, di una banalità sconcertante, sono stati inondati di mipiace perché metto mipiace che in caso si scopa?

Ma il nostro eroe non molla, finché ha il coraggio di mandare un messaggio privato, una battuta che non fa ridere, ma che magari lei per cortesia risponde ahah ed è un po’ come il contatto coscia-ginocchio. E vuoi mettere le difficoltà di provarci a scuola, con tutti quei cattivi compagni e i circoli esclusivi, quando invece in biblioteca c’è la pausa e tutto il resto e allora il nostro eroe ci va anche ad agosto e odia le due settimane in cui è chiusa perché non la vedrà e non sarà trascinato svolazzante come Gatto Silvestro. E poi magari su Facebook l’ardore di metterle un link spiritoso sulla bacheca e come commento LOL. E su instagram due toccate di pollice che saranno mai? In fondo ciò che separa lo stalking dal corteggiamento romantico è una linea molto flebile.

Eppure non possiamo fare a meno di simpatizzare per lui e quindi forza, Simba: sei tutti noi.

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