A Cagliari non succede mai niente. Breve guida, ma molto toga ai cagliaritani.

È sacrosanto diritto dei cittadini, dei consumatori diremmo, quello di lamentarsi. C’è un amico che tanto si appella a questo suo privilegio che ha scritto le sue rimostranze a Mariomonti (che si scrive e si dice tutto attaccato come Lucatoni). Perché aspettare l’anzianità per esporre la propria insoddisfazione, perché bruciare quaranta, cinquanta e forse più anni di sani, necessari e palliativi mugugni? L’arte della protesta silenziosa, mormorata per fare una citazione colta, è fra tutte quella più praticata dai cagliaritani di ogni tempo, luogo e generazione.

Fra queste si eleva, leitmotiv della nostra vita sociale, quella dei giovani che reclamano stizziti che «a Cagliari non succede mai niente». Seppure da poco qualcuno ci ha detto, in risposta a un nostro commento sul Capo di Sopra, che insomma, Sassari non avrà la movida di Cagliari, ma comunque non ci si annoia, è proprio verso la varietà e qualità del divertimento che si concentrano le proteste della Cagliari giovane e non-più-tanto-giovane. Dice un nostro vicino di casa «ma ascolta poco poco, perché c’è qualcosa da fare a Cagliari? Ti fai un giretto e torni a coricare. Unu mortoriu». C’è chi va a studiare fuori proprio alla ricerca di questi nuovi spazi, di queste nuove ricreazioni e poi pontificare, da altri lidi, sul provincialismo dei suoi vecchi concittadini. A Cagliari non si fa altro che giudicare, commentano biblicamente con un evidente paradosso. Lasciando perciò perdere chi magari lamenta le poche opportunità che la sua città offre dal punto di vista professionale dall’alto di un diploma conquistato a mezzo recupero-anni, è vero che a Cagliari non succede nulla? La risposta all’enigma più che definire la città ne definisce gli abitanti.

Sono passati secoli da quando, per solennizzare la nascita dell’erede al trono d’Austria, il 16 giugno 1716 la famiglia reale inaugurava due mesi di festa in cui era fatto assoluto divieto, pena il carcere, ai cagliaritani di lavorare. Due mesi di feste, orge, balli, fontane che inondavano di vino rosso e bianco, due mesi in cui poter gozzovigliare e sbronzarsi a spese del governo. Quale sogno più ambito per il cittadino? Capita ora invece che nell’afosa estate isolana, per gozzovigliare e sbronzarsi ai cagliaritani tocchi andare a Jerzu, a 17 euro il calice.

Costretti alla marcia verso l’Ogliastra — manco fuorisede al venerdì dopo una settimana di pasti rapidi tipo mozzarella e pomodoro, tutt’al più una pasta con rovesciata dentro una scatoletta di tonno — perché a Cagliari non succede mai niente, i cagliaritani apprezzano però i piaceri della propria città che amano vantare.

Che non ci sia nulla da fare, poi, è falso. Restando in tema di sballo, ci si può drogare, per esempio. 8 agosto 1980 moriva a Cagliari C. D., prima vittima della droga nel capoluogo, stroncato per overdose o per una dose tagliata male. E dire che solo tre anni prima le statistiche contavano i tossicodipendenti, le pigne, nell’ordine di 40-50 in tutta la città. Il numero è poi cresciuto, alimentato da droghe sintetiche e discoteche. Le canne, il porro, erano negli anni ’80 fumate da circa 5.000 giovani, anche quel numero è cresciuto, ma, commentava il cronista, fortunatamente solo una piccola parte passa «dalla canna al buco». Nessuna difficoltà quindi nel drogarsi a Cagliari, come spianò la via il mitico Luca Ta, che quando morì una leggenda voleva fosse invece a curarsi in Germania.

Un noto scrittore e viaggiatore inglese scrisse che Cagliari sembra Gerusalemme. Certo è che, metà roccia, metà mare, Cagliari ha le sue semplici meraviglie. Il Poetto è una di queste, meta favorita, nonostante tutto, dei bagnanti locali. E anche chi lo critica aspramente e si bagna solo a Villassimius o a Chia, ha difficoltà a non apprezzare quanto sia bello bere una birra con un occhio sul mare e la Sella del Diavolo sullo sfondo. Certo a Cagliari si suda perché è ripida, si fatica, non c’è parcheggio e i trasporti potrebbero andare molto meglio. Ecco che uno dice che a Cagliari c’è troppo caldo per fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo contempla (o pubblica foto su instagram) la bellezza del cielo dopo un giorno di maestrale.

Alziator scrisse «a Cagliari la vita dei caffè è stata sempre piuttosto miserella: il sole, il dolce clima e lo spirito pratico degli abitanti hanno sempre rappresentato un ostacolo al gusto del ritrovarsi a tavolino». Il cagliaritano gli sembrava soffrire di claustrofobia, non adatto a lunghe discussioni al chiuso, perché «a Cagliari le notti sono tiepide perfino d’inverno e il vento è sempre carico di profumi e odori piacevoli». Constatava però che Cagliari è anche la «grande porta aperta dell’Isola» e che quindi anche qui tutte le mode hanno la loro stagione. Ormai ripuliti dei loro patemi d’animo, a partire dal nuovo millennio i cagliaritani hanno scoperto o riscoperto il bar come luogo di ritrovo, dove stare seduti per ore sia quando fa caldo sia in quelle giornate in cui la città assomiglia più a Londra che a Gerusalemme. E allora non dovrebbe stupire che l’Antico Caffè, ritrovo della CCC e non solo, ha una storia di frequentazione che comincia nel 1838 e che era in principio legata alla sua ottima pasticceria e ai gelati. Così negli anni ’70 del Novecento appuntava un giornalista: caffè cagliaritano per antonomasia,  se attira gli anziani, costituisce anche un richiamo per i giovani che, specie nelle sere d’estate, affollano il locale, concludendo una giornata di sole iniziata al Poetto (!). Le cose andavano peggio anche di quest’estate di chioschetti a mezzo servizio.

Forse non esistevano le discoteche e le risse si facevano con il curioso metodo di prendersi a calci negli stinchi, ma in fondo qualcosa qui succede ed è sempre successa. E quindi di fronte a una vita di metropoli incentrata su quei 15 giorni di vacanze da spendere al mare, viene difficile non apprezzare la lunga estate, l’aria di mare, il sole e la possibilità di goderselo su quel lunghissimo litorale che forse costituisce il più grande tesoro della città, anche se non succede mai nulla. Dichiarazione d’amore o meno, mentre scrivo queste parole me ne vengono in mente altre, non mie: Una generazione passa, un’altra viene e la terra vive sempre.

Un pensiero su “A Cagliari non succede mai niente. Breve guida, ma molto toga ai cagliaritani.

  1. Questo mi fa venire in mente i commenti di certi turisti che approdano in Australia per 15 giorni e si lamentano quando, una volta spuntate l’Opera House, Federation Square e The Big Pineapple dalla lista di luoghi dei quali raccontare ai colleghi rimasti a casa, dicono che in Australia non c’e’ niente da vedere, non cogliendo l’ironia dei luoghi che rifiutano di essere metabolizzati per liste puntate e si ostinano invece a proteggere l’esperienza di assaporare i luoghi vivendoci dentro.

    “A pagu a pagu” come dicono sempre gli aborigeni.

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