Hot pants, instagram e Atalanta. Agosto sotto il sole del Poetto.

Noi di mondogaggio — che siamo gente colta — mentre cerchiamo di conquistarci un’abbronzatura selvaggia, riflettiamo su cosa abbia spinto degli esseri umani ad armarsi di piroga e fare 100 km di mare per raggiungere qualche isola, a loro sconosciuta, della Polinesia. Alcuni sostengono che l’esplorazione sia un bisogno della nostra specie, un istinto forte quanto quello di riprodursi. C’è però un tipo umano, e tipicamente italiano, che vuole insegnarci come esplorare. Per questa figura noi non dovremmo andare in un posto lontano se prima non conosciamo quelli più vicini. Dovremmo muoverci secondo cerchi concentrici. Dovremmo vedere Parigi solo dopo aver visto Roma, Capetown solo dopo tutte le città costiere italiane, Pescara compresa. Ovviamente ciò si applica anche al sardo, per il quale le Bahamas sono tabù perché qui abbiamo Tuerredda.

Quando però affronti la Sardegna on the road, e ti chiedi quanto fosse forte quell’istinto, così da colonizzare piccolissimi spazi arrampicati su impervi versanti dell’Isola, apprezzi le gioie dell’essere sedentario. Sì, in Sardegna ci sono piccoli angoli di paradiso (che una mareggiata e un’invasione di vespe può trasformare rapidamente in inferni), talvolta però vanno conquistati con sudore, fatica e interminabili viaggi su strade che fanno sembrare un viaggio Ryanair una grandissima comodità e non un carico bestiame. In quei momenti, quando la tua macchina dista 3.5 km di sentiero da capre, da fare a 35° C, dalla spiaggia in cui siedi, su una roccia scomoda, certo il tuo spirito contempla le bellezze naturali, ma il tuo corpo pensa al Poetto.

Ora che il tempo ha spazzato via alcuni segni del nefasto ripascimento, e in alcune fermate il mare cagliaritano torna a essere caraibico e la sabbia tutto sommato soffice, andare al Poetto, con il bar vicino — con prezzi alti, ma non-così-alti — la macchina parcheggiata 50 metri più in là, una distanza da casa di 15 minuti e la schiena da poggiare senza compromettere alcuna vertebra, ha senza dubbio i suoi vantaggi.

Poetto, mon amour e senza vergogna. Un’altra estate è arrivata al giro di boa: l’ultimo mese, il più caldo, affollato, aspettato e sopratutto quello che ci separa dalla vita normale e in un colpo solo cancella tutta la boria del vivere in un’isola che da giugno abbiamo mostrato al mondo con tweet, stati facebook e foto su instagram. Quando Cagliari tornerà a essere Londra e inondata quindi dalle pioggie, instagram smetterà di colorarsi d’azzurro e sarà il solito, magnifico, tripudio di autoscatti in bagno per mostrare il nuovo cellulare e il look che tira nella nuova stagione. Un passo avanti rispetto ai tempi, riportiamo ai posteri ciò che quest’estate ci ha dato.

Gli shorts con il pezzo finale del culo in vista, accoppiati con le immancabili Hogan. I rosari al collo dei ragazzini più sensibili alla subcultura gaggia, di quelli che dicono l’Atalanta: o zio, c’ho fumato l’Atalanta, ci ho dormito l’Atalanta, ci ho sudato l’Atalanta. La fascia che va ancora un casino, assieme alla brasiliana, le foto tutte in fila, capelli al vento, subito su instagram #Sardinia #summer #love #bestfriends e qualche altro # di quelli che servono per mostrare a tutto il mondo che noi siamo pazze e ce la godiamo. Nel 2013 instagram ha soppiantato i vecchi album Summer2010<3: perché non mostrare al grande pubblico ciò che era appannaggio solo di chi aveva l’ardore di chiederci un’amicizia? Poi verranno, è Agosto e tanti già partono, le foto a Lloret de Mar o nelle isole greche e quanti cuori fioriranno. Chissà se chi porta il rosario ci pregherà l’Atalanta. E poi c’è il SUP che è togo davvero e ti fa ripensare alle sacre scritture e sì che forse ci sono tanti modi di camminare sull’acqua. Il tormentone musicale di quest’estate qual è? Quelli dell’Atalanta con i loro altoparlanti per iPod fanno da dj alla prima fermata, ma un ritmo spagnoleggiante a palla non l’abbiamo ancora sentito. Aiutateci voi.

Insomma, non disperate, mancano ancora 30 giorni prima di scrivere amaramente che un’altra estate è passata. Eppure a settembre il mare è godibilissimo, più che a giugno e a vivere in Sardegna serve la metà di ottobre per dire che la coperta è gelata e l’estate è finita, però qui al Sud dell’isola siamo fatti così e andiamo a compartimenti stagni. Oltre il 31 agosto mai. E allora buoni ultimi 30 giorni d’estate e ricordate che manca ancora il pellegrinaggio verso Jerzu e che mondogaggio si legge anche sotto l’ombrellone.

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