Il mese delle Jacaranda.

JacarandaMi è stato fatto notare che giugno è il mese più bello per stare a Cagliari. Fa caldo, ma non troppo, sono i giorni più lunghi dell’anno e sopratutto fioriscono le jacaranda per poi dipingere l’asfalto di viola, passeggere come la giovinezza.

Si potrebbe poi parlare dell’azzurro del cielo, del colore delle mura alle 19, delle prime finestre aperte la notte, prima dello sbrinamento dei mesi di mezza e avanzata estate. E ancora del primo Poetto, inondato da adolescenti che hanno finito la scuola e da chi, baretti o no, trova un po’ imbecille stare a casa in giornate così. Bagnanti timidi perché l’acqua è fredda, le prime brasiliane alle volte evolutesi in perizoma, l’incommentabile uso dei pantaloncini da calcio al posto del costume e ipertrofici culturisti anabolizzati che fanno le pose fingendo siano naturali e poi ci provano con milf anni ’80 o con innocue ragazzine.

Nel primo giugno senza chioschetti il variegato popolo cagliaritano che si riversa al Poetto non nasconde le sue peculiarità. Oh zio, ce zio, minca zio, mazzi di porri zio, la verità zio? vociferano dagli asciugamani le nuove leve esposte al bella zio di continentale provenienza. Amore com’è l’acqua? Fredda? Ah bagnata? Minca amore troppo ridere, commentano nell’atto di immergersi quelle stesse ragazze che con l’aumentare della temperatura ci regaleranno insulti e risse per un ragazzo o uno sguardo di troppo. Le birre Ichnusa sulla spiaggia (e per favore, non lasciatele lì), la piccola imprenditoria del frigo-bar-bibite-fresche e chi si porta tutto da casa, carico come manco gli schiavi in Fiocchi di cotone.

Si discute di quale discoteca andrà, si inizia già a pensare a Pula che piace un sacco alla Cagliari bene, e intanto quale sarò il tormentone latino che ci proporranno tutti, dalle radio al Dj Onde del Blu Fan? Quest’anno c’è lo Sky Beach, opinioni contrastanti, vogliono fare a tipo Milano dicono alcuni. Il bello forse è proprio quello, l’essere multi-etnici e multi-culturali pur essendo tutti, intimamente, casteddai. Dal criccone di gaggi che apostrofa un senegalese con nebo’ vie’ che ti presento questa mia amica e lei che risponde ma coddarì, a quei culi che tutti hanno visto su facebook e ora compaiono — finalmente — in spiaggia, alle signore che parlano del figlio di quella signora che abitava nel palazzo di signora Iole che una volta non ha reso un libro e poi due anni dopo si è preso l’AIDS, ai pensionati che dopo i primi tre giorni di sole dell’anno sono già neri perché loro sì che se lo godono a pieno questo giugno.

È il solstizio d’estate, non c’è una nuvola e capita che alle 21 c’è ancora luce, che a fianco alle docce in spiaggia rivedi la vecchia sabbia e che tornando a casa passi sotto le jacaranda. Del resto, almeno per oggi, che importa?

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