Gli anni del mutino Carhartt.

Un noto scrittore ha detto che i sardi in età nuragica erano felici. Immagino intendesse nella misura in cui si può essere felici in un mondo dove una sbucciatura al ginocchio ti può costare la vita dopo due notti di agonia, o quando ti bussano alle spalle, ti giri e scopri la sifilide o qualche altra malattia letale tutto pepe.

Posso dirvi che la felicità è il sapore dello sciroppo d’acero caldo, ma anche che l’infelicità 20 anni fa o giù di lì era tua mamma che ti comprava le scarpe. Sarò più specifico: tua mamma che ti comprava le All Star o le polacchine in barba al tuo no-mamma-non-le-voglio. Oggi invece le un-tempo-odiate calzature sono un’agognata delizia vendibile a prezzi fuori dal mondo. Abbiamo già dedicato una trilogia agli anni 2000, ma non se ne parla mai abbastanza.

L’anno 2000, il terrore dell’ennesima fine del mondo, la minaccia del millenium bug, le incertezze e speranze di un nuovo millennio che ci ricordavano come fosse stato difficile quello precedente, è stato l’anno zero. Fra dire 2000 e ’99 ci passava davvero tutto un secolo. E così, negli anni 2000 riscoprivamo in discoteca la musica anni ’90 e la chiamavamo revival. Era brutta, nessuno oserebbe dire il contrario, ma i ricordi delle estati al Poetto fra infanzia e pre-pubertà con i chioschetti che le sparavano a palla fra una partita al biliardino e una trattativa col vucumprà per il braccialetto che andava in voga, fecero sì che nel giro di qualche mese si diffuse dalle discoteche alle autoradio del Capoluogo.

In quegli anni, recuperare una canzone era qualcosa di complesso. C’era stato napster, ma internet andava a 56k e quindi ci volevano ore per ottenere 5 miseri MB, fra una chat su mIRC o ICQ, mentre lasciavi la pagina di un sito a caricare e andavi a fare altro. Un amico che aveva internet era il vero salto di qualità. Venne C6, che a differenza degli altri ti permetteva di fare una ricerca per genere, età, provenienza geografica: il paese di Cuccagna, con i fiumi di miele e tutto il resto. Ogni appuntamento rimediato lì era più o meno al buio in un vero e proprio culto della sorpresa, altro che le ragazze con decine di album su facebook del tipo: “uscitina di sabato”, “fotine”, “amike <3”, “altro” e l’immancabile “summer201—”. La cosa più positiva era forse che più o meno tutte/i sembravano attraenti attraverso il meccanismo della descrizione “castana, alta 1.60, occhi castani”, e di carattere? “simpatica”.

Erano tutte cose nuove, che ci rendevano diversi dai nostri genitori: ci inorgogliva che non capissero un cazzo di quello che stava succedendo. I videogiochi si evolvevano grazie al lettore CD, arrivava il 3D, Tomb Raider, la porno-esploratrice che ha alimentato le fantasie dei primi NERD. Facevamo tutte queste cose, potevamo andare in discoteca perché non serviva più l’auto per raggiungerla, e poi mettevamo il mutino Carhartt. I capelli si usavano tirati in su, poco prima che arrivassero le creste, ma andava bene perché ci eravamo da poco liberati della riga in mezzo o del famigerato e orripilante “caschetto da maschio”. Foto sbiadite, quasi sempre fuori-fuoco, col flash sparato in faccia sono lì a testimoniare di un mondo in cui era per davvero fashion farsi la riga in mezzo, con i due ciuffetti, alla Backstreet boys.

In quelle foto c’è un po’ tutto quello che c’è da dire su quegli anni: le cose erano nuove, ma soprattutto irripetibili, che fossero 24 scatti da incrociare le dita e sperare che fossero venuti bene, o una foto della ragazza castana, 1.60, occhi castani, simpatica che ci volevano 30 minuti per visualizzarla. E vista tutta la fatica che ci avevi messa per forza di cose ti doveva piacere. Lo stesso internet era fantastico, di maggior pregio perché raro: ti ci connettivi poco, soprattutto il sabato o la domenica, perché costava meno. Il rapporto andava quindi coltivato a distanza, in attesa dello stesso giorno, stessa ora in cui aly86 diventava online, altro che cellulari in costante collegamento con il resto del mondo.

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