I Padroni di Cagliari.

Lei porta dei mocassini da barca marroni, pantaloni blu un po’ larghi sui fianchi, una camicetta a righe abbinata e occhiali rossi alla cubana. Lui ha un maglione grigio da diverse centinaia di euro, da vela, capelli lunghetti, jeans e polacchine. C’è il sole, quel sole di gennaio che ti fa accettare la disoccupazione al 40%. Lei sporge la faccia proprio verso il sole, la orienta e chiude gli occhi, lui guarda il menù, parlano poco. Dal primo momento ne sono consapevole: ho davanti a me dei veri padroni di Cagliari e la CCC è solo il loro giochino adolescenziale.

Cagliari non ha ministeri, non ha un nutrito corpo diplomatico straniero che gira per le strade, non ha importanti teatri, una borsa e tutte quelle cose che qualificano le grandi città, capitali o meno. E quindi uno pensa che non abbia padroni, quelli che muovono le leve, che fanno girare il circo; oppure li cerca nel posto sbagliato fra assessorati e seggi da consigliere che a volte invece indicano solo dove risiede la grande abilità dell’imprenditore politico. C’è, nonostante manchi quell’aristocrazia del denaro che passa dai venditori di obbligazioni e dai grossi agenti immobiliari, una classe che è a sé, che sa in quale circostanza si può mettere una camicia button-down. Ci sono dei salotti in cui le cene sono organizzate come la Società comanda, con i tavoli disposti in un certo ordine, informando gli ospiti di chi c’è e chi non c’è. È in quei salotti che stanno i “ricchi”, che sono tutt’altra cosa dalla CCC. Chi occupa gli attici o le lussuose case di viale Merello e dintorni, comprese quelle che dominano la laguna svettandosi a sfidare in altezza Buoncammino. Lì si annida il Potere. Questa aristocrazia sta a un livello sopra quello in cui si consuma la vita, non ha bisogno che le amiche accettino i mocassini da barca: li mette perché vanno messi. Fa della vela o della barca in sé uno stile di vita e valuta quindi la ricchezza a metraggio. Con quella ricchezza muove, esponendosi solo di rado in prima persona, badando agli affari e decidendo a un livello più alto di quello della politica.

Il gioco adolescenziale. Non basta fare figli a grappoli: tutte le coppie nello stesso momento, a distanza di pochi mesi, appena appreso che uno di loro ha acceso la miccia. C’è la scuola e amicizie promiscue: e giocano allora a fare la CCC, con i figli di chi ha conti in banca per pagare il conto di Vela Shop ma non certo per comprare la barca. Lì emergono, perché portano le mode che la mamma ha portato dai salotti altolocati del Continente e perché hanno le case in cui fare le feste. Si circondano di una corte e… giocano. Ma solo loro sanno che una moda dura una stagione e che ciò che era elegante a gennaio 2012 non lo è a gennaio 2013: nei circoli della CCC iniziano a sperimentare come si detiene il Potere lasciando che gli altri però un po’ si convincano di contare e che la simpatia possa cancellare qualche zero di fine anno.

Un pensiero su “I Padroni di Cagliari.

  1. Il tuo articolo è davvero interessante , Cagliari è davvero come tu la descrivi .. però mi piacerebbe aggiungere che se fai un giro per Cagliari noti subito che il 90% delle persone indossano hogan e abiti stra costosi .. la verità e che la maggiorparte sono poveri in canna ma preferiscono spendere quel poco che hanno in abiti , per il semplice voler apparire superiori o qualche personaggio importante ma la verità e che in questa città le persone ricche sono davvero ben poche e le restanti sono solamente montate

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...