La bassa cagliaritana.

Alla scuola media Francesco Ciusa, una scuola tutto pepe, esistevano due tipi di alunni: i figli del piccolo ceto medio che confidavano di stare fuori dai problemi e dalla droga (non come la generazione che li aveva preceduti) e il sottoproletariato, i bassifondi, la bassa. In questa categoria gli alunni non si valutavano con lettere o giudizi ma andavano da almeno non fa dei danni importanti a fra pochi anni è sull’Unione, speriamo non nella pagina dei morti. È quello che succede nella Cagliari fra viale Monastir e via Cadello, dove sapere la sfumatura fra gaggio e burdo è questione di sopravvivenza. Succede anche che la rissa ha tempi e rituali precisi, come i cervi: prima si avvicinano le fronti e uno può ancora sottrarsi, fase due il contatto e se ancora l’avversario persiste: lo schiaffetto, solo allora può accendersi. Minca partilo! I giudizi quindi si conteggiavano, in quella scuola, a sospensioni, spesso di massa, col meccanismo anche di quelle sulla fiducia: non ti ho visto ma eri sicuramente coinvolto.

Il problema di questa gente è di non essere minoranza riconosciuta. Non sono panda, non hanno i reverendi del Bronx o i loro deputati, o il candidato sindaco portoricano. Non sono un bacino elettorale importante, tipo “tenersi buoni i voti della comunità gaggia” e quindi sono preda di medio-piccoli imprenditori politici che arrivano, pagano e prendono voti in tripla cifra nella stessa via. Non offrono voti in cambio di promesse, ma solo in cambio di soldi-cash. Eppure non si può non riconoscere la categoria, la minoranza. La canadese l’hanno sempre messa, anche ben prima che diventasse fighetta, di tutti i tipi. Il vecchio acetato degli anni ’90, le Adidas in tutte le sue forme, sopratutto coi bottoni sui fianchi, quella del Milan o in alternativa del Manchester, le Nike più deleterie e quella felpata che è tornata in voga oggi e che i fighetti giustificano con «è solo comoda» (già, anche il pigiama è comodo) e poi la Carlsberg che è stata creata per loro ma a usufrutto di tutti. Loro frasi come voglio vestirmi gaggio non le hanno mai dette perché è un po’ come l’essere umano che dice voglio respirare. Non è che vuoi, è che sei costretto. La camminata non è il Passo Casteddaio, ma è un po’ più la versione sarda del Rollio del Pappone: le gambe sono orientate alle 10 e 10 a partire dal bacino, l’andatura è veloce, la schiena dritta e le braccia dondolanti, testa alta e tutta una postura che dice ta gazzu è?! Per non parlare di occhiali a mascherina, cappellini. È un complesso che sopravvive da generazioni, con usanze, rituali, costumi propri: e non è questo a caratterizzare un gruppo, una minoranza? Ma finché non te lo dicono che lo sei, finché non ti danno ufficialmente gli svantaggi oppure ti fanno categoria protetta, non c’è salvezza. Non puoi denunciare al giornale: discriminato perché gaggio.

All’ombra delle palazzine (ghetto che non è chiamato ghetto e quindi non può animare la protesta del ghetto) l’emancipazione passa per lo spaccio. È l’unica attività per poter vivere a pieno i costumi della subcultura gaggia: dal peugeottino modificato ai vetri fumè o al televisore ultima generazione. Si spaccia da presto a diversi gradi della gerarchia e poi a seconda di quelli si finisce in una diversa categoria di quelle della scuola media Ciusa e affini. L’alternativa legale c’è ed è praticata: il mercato (nero o bianco), il commercio delle bombole, il pescatore anche se ormai è tradizione decaduta in certi ambienti. Una vita quindi a sgobbare perché l’attività illegale non faceva per te, a evitare l’Unione, finendoci solo occasionalmente per qualche sporadico attacco al sistema no c’esti trabballu, la gente deve mettersi a rubare, per fare poi in modo che i tuoi figli escano dalla bassa e diventino categoria e quindi statistica e quindi oggetto di attenzione dei politici, quartiere popolare dove si può fare un comizio: sottoproletariato vero, riconosciuto.

L’attenzione che ora invece la non-categoria riceve è il «parco Mariposa» che dal progetto grida: futuro ritrovo di pigne/smistamento robe interessanti. E già che chiudono l’asiletto, quindi arriva proprio al momento giusto.

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