Lo scioscio della MEM.

Toctoctoctoc. Rumore di tacchi sul pavimento, ma non tacchi qualsiasi, tacchi in doppia cifra. Va a prendere un libro, ha un cappotto lungo, più lungo della gonna, tutto il resto è gambe. È presto, troppo presto, è inverno eppure c’è ancora luce e allora dove vai a fare situazione? Potresti andare al bar, ma durante la settimana non è che ci sia molta gente. Allora vai in biblioteca, ma non una a caso, una che chiuda tardi, alle 22, ma che non sia in gusto anni ’80, una che quando esci puoi andare al Linea Notturna a piedi. E così che è nata la MEM, l’unica biblioteca con l’acronimo. Mediateca del Mediterrano, mica BUC o BPC, che sembrano moduli per la dichiarazione dei redditi.

Quando l’architetto la ha partorita aveva in testa due cose. Numero uno, creare il minor numero di posti possibili avendo a disposizione uno spazio così grande. Numero due, dare un’iniezione di vita sociale allo studente che, finite le superiori, non può più farsi vedere nei corridoi di scuola. Quindi dove un tempo squillava il da’ su piricoccu a 1000 francusu… è oro è oro! ora quel frutto ha cambiato campo semantico. Perché porsi dei limiti? Perché fare una biblioteca con molti posti quando ne puoi fare una con pochissimi, ma con il bar, il ristorante e i tavolini all’aperto? L’unico errore è stato non mettere una quota d’iscrizione: ci sarebbe andata ancora più gente.

Toctoctoctoc. Il rumore del situazionismo. Non ci sono i classici pannelli separatori che ornano la maggior parte delle biblioteche, non c’è nessun ostacolo alla vista, neppure le pareti, che sono di vetro. Così puoi guardare dentro e fuori, verso il bar, così quando vai a fumare la sigaretta sai già in che zona piazzarti. Tattico. Se vuoi essere divo o diva non più ridurti alla serata del sabato, l’aperitivo del giovedì, l’uscitina del venerdì. Hai bisogno di spazi per farti vedere e dire «scusa Cagliari, ma ci sono anche io». Non puoi limitarti a mettere in pratica ciò che hai appreso in viale Fra Ignazio nel solo viale. Proselitismo! E allora alla MEM devi essere impeccabile toctoctoctoc, con un look che dia comunque una parvenza di vita-impegnata, di studio-veramente-troppo. Ecco quindi il vetro, che genio! Se devi fare la vetrina, a cosa mai serviranno i muri? Arrivi alle 11, caffettino al bar, sigarettina, è già mezzogiorno, ma tanto i posti te li hanno presi. Mangiamo ai sette vizi, poi caffettino e sigarettina. Alle 4 un’occhiata fugace ai libri, amore, sono troppo stanca. Però ti hanno guardata, ti hanno guardata eccome. Il tuo lo hai fatto. I tuoi amici ti hanno vista, e le tue amiche hanno visto la tua borsetta. Dio, che giornata pesante.

È un esperimento sociale perfettamente riuscito, la MEM. Dal nome al ristorante, era tutto pensato in quest’ottica. Senza l’ansia dello scioro in facoltà, senza lo stress dei giorni di scuola. Uno scioro libero, dove essere protagonista per davvero della frase «andiamo lì, è pieno di scioscio». Inevitabilmente ecco anche i ragazzi delle superiori scoprire le biblioteche, la biblioteca. In attesa della provinciale di Monte Claro, dove far vedere che la roba primavera-estate 2013 non è stata comprata in saldo.

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