Kastiabirirui.

Podisti al Poetto. Persone stressate che aspettano un caffè al bar, coppie affacciate dal bastione di Santa Croce. Siringhe abbandonate a fianco al cucchiaio, bambine che giocano e dicono «ma sai che il limone lo usano per drogarsi?» «ma mamma, ce lo mette nella minestra» e pianti disperati. La gente fuori delle chiese, la fila nelle pasticcerie, i mercati chiusi, tanti che ancora sonnecchiano. Quanto sei bella Cagliari, quando è inverno e il maestrale gelido si è portato via le nuvole, così che il cielo è tanto limpido da farti sentire davvero piccolo. Quando sei un po’ Chicago e meno Londra, quando il sole riscalda e l’acqua del mare è trasparente perché nessuno muove la sabbia, neppure le onde. Tutti vogliono un po’ di sole, i gatti inamovibili sotto le finestre, le passeggiate al mare e chi pensa all’ombrellone? Le mura sembrano dipinte sul cielo e quando arriva il pomeriggio e anche le posate sono lavate, tutto tace. Ogni domenica pomeriggio vai in letargo per un po’ e, non più sotto il dominio delle macchine, quanto sei bella Cagliari, di una bellezza ingenua.

E per la tua ingenuità, quella domenica pomeriggio un annuncio ti colse di sorpresa. Dagli altoparlanti dei supermercati, da quelli dell’aeroporto, dalle casse delle chiese, insomma, da ogni congegno che potesse riprodurre un suono, una Voce, sconosciuta, neutra, ma squillante come un vecchio filmato Luce salutò la città.

Chi faceva la spesa perché il sabato l’aveva passato a casa, chi occupava il tempo fra le corsie 4 e 5 perché a casa ci aveva già passato troppo tempo, la sentì. La sentì anche chi stava al telefono e raccontava all’amico «ho preso una spigola, buona, ma ce l’avevo arzia e cala» e in risposta ottenne la Voce. Chi era al computer e scriveva una e-mail che faceva più o meno così «Car* Paolo, in risposta alla tua… ah ecco, scrivo * perché non ho ancora capito se sei caghino» fissò stupito le casse che ripetevano la voce. Nella macchina preparata, appena lavata e lanciata sul viale Europa deserto per sentire il brivido dell’essere veramente toghi, le casse smettevano con la musica pompata e, con lo stesso volume da discoteca dell’hinterland, riproducevano la Voce. Anche a casa, l’iPhone sul letto che riproduceva l’ultima canzone del momento, chi finiva di fare il risvoltino al pantalone per poi uscire a bere un caffettino, svegliatosi tardi perché ieri era in serata, sentiva magicamente la voce di Rihanna diventare quell’altra Voce. La radiocronaca del Cagliari s’interrompeva proprio sul «Cossu, dribbla, tira e»… la Voce. La messa pomeridiana non seguiva il solito copione, perché «dal Vangelo secondo» si trasformava nella Voce. E poi chi aveva la radiosveglia e aveva il suo pisolino interrotto dalla Voce, chi aspettava l’aereo per tornare in Continente, a lavorare e lasciare ancora una volta la sua amata terra, chi guardava la partita dei figli e strillava contro l’arbitro-pezzo-di-merda, sentì la Voce.

«Cari cittadini — disse la Voce — il 21 luglio le vostre vite cambieranno. Ci scusiamo per il disturbo».

2 pensieri su “Kastiabirirui.

  1. trovo, tutto quanto, molto Cagliari.
    Questa è una Perla e vorrei con l’anima che ci fossero queste, le tue, in cima alle classifiche dell’editoria sarda!
    chapeu

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