L’informazione, secondo l’Unione.

Siamo onesti, la maggior parte delle persone in tutto il mondo, conosce ben poco del resto del mondo. Se vi chiedessi chi è il presidente, senza andare lontano, della Svezia, brancolereste nel buio. Certo non voi, lettori di mondogaggio: un blog per persone colte, neppure quei lettori che arrivano qui cercando «dove fare uno struscio a Cagliari» (al JKO, caro, ma cercane una bella ubriaca ché non si sa mai). D’altra parte, la stampa locale serve proprio a informare sul locale e non può che lasciare poco spazio a quello che c’è fuori. I giornali nazionali, quindi, parleranno più d’Italia, magari d’Europa, e quelli sardi parleranno di Sardegna e un po’ (e male) d’Italia. Ecco quindi che lo sprovveduto turista che arriva in Sardegna non può che affidare le sue speranze per una migliore comprensione dei nativi a quella che da più d’un secolo è la voce dell’Isola, l’Unione.

Si è fatto tanto parlare negli ultimi anni di libertà d’informazione, di regime e di altre cose interessanti, denunciando la versione mistificata che i mass media, asserviti ai potenti di turno danno. Cercare però nell’Unione fini analisi sulla politica interna sarebbe come la storia di quello che va dal panettiere a chiedere del pesce, che poi è la metafora di quello che pomicia come un pazzo con una tipa in discoteca e poi piange perché non ne nasce una storia seria. Tutto questo gran parlare, fra posizioni della BCE, manganellate in piazza e così via, ha fatto perdere un po’ di vista il fatto che una consistente fetta del giornalismo dovrebbe essere la cronaca. Posso andare in Svezia a scoprire chi è il presidente, ma se non ho intenzione di trasferirmi lì, sono più interessato a sapere cosa succede per le strade. Torniamo quindi allo sprovveduto turista, che voi avete invitato con le solite motivazioni sole-mare-ma-anche-arte, che passa due settimane qui e, purtroppo, non legge mondogaggio: un blog per turisti colti. Troverà a sua insaputa “ricostruzioni creative” della realtà. E non mi riferisco a pressanti questioni quali concorsi, lo stadio Is Arenas, il prefetto, ma a quelle pagine che vanno sotto il nome di Cronaca di Cagliari. Si potrebbe cerchiare in rosso ogni errore commesso ogni giorno, ma mi limiterò a raccontare un aneddoto che vale come regola generale.

Anni fa, in un palazzo che conosco, ci fu un omicidio. Venne l’allegro cronista, guardò il citofono e scrisse il pezzo. Il giorno dopo, le vicende erano raccontate da uno degli inquilini morto anni prima, e fra le testimonianze c’erano quelle di una ragazza 23enne che «tornava da scuola».

Insomma, poi c’è mio Nonno che dice che la crisi è colpa del Progresso, e che lui conosce quindi la ricetta per uscirne, ma il citato giornale si rifiuta di pubblicare la sua lettera, che sarebbe un gran pezzo di giornalismo, molto più elevate di quello degli ultimi vent’anni o giù di lì.

Sì, la critica al giornalismo isolano si è recentemente espressa con siti e blog che fanno il verso con il messaggio “i giornalisti sembrano gente delle palazzine”, ma penso che non basti scrivere Chiagliari per capire qualcosa della realtà cittadina. Quindi, continuate a leggere mondogaggio, e soprattutto se proprio volete dare un segno forte di ribellione, scrivete su ogni copia dell’Unione che vi capita a tiro: potrebbe essere ispirato da fatti realmente accaduti.

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