Attraverso la Sardegna e di quello che il cagliaritano ci trovò.

Vi sono opinioni comuni davvero singolari che, dopo un lungo soggiorno in Sardegna, s’impara tranquillamente ad accettare(1). La prima è che non esista vita migliore che quella in Sardegna (l’ha detto anche De Andrè!), la seconda è che la Sardegna abbia cose che nel resto del mondo non ci sono proprio, la terza — e questa è la più difficile da digerire — è che la Sardegna sia in qualche modo grande.

Le distanze non sono quasi mai assolute e più che relative sono percepite. Per un sardo, quindi, nonostante fra Cagliari e Sassari ci sia una distanza che il sudafricano medio farebbe, in macchina e senza batter ciglio, per andare a una festa, da un capo all’altro dell’isola ci sono spazi quasi incolmabili. Non è la mancanza di autostrade o la versione depotenziata di Trenitalia (!): è proprio una cosa mentale. Il raggio che il cagliaritano medio ha sempre coperto per andare al mare andava da Villasimius a Chia. Uso l’imperfetto perché da quando c’è internet bisogna sempre usare l’imperfetto per ciò che c’era prima. Anno tredicesimo (possiamo poi discutere su quando fissare l’anno zero) dell’era internauta, anno quarto? quinto? del web 2.0, e questi confini si sono spostati. Sagre di lungo corso si aprono ora al cittadino del capo del sud che gambe in spalla, macchina o pullman, si muove verso l’interno Sardegna alla scoperta di ciò che un tempo gli era, per sua propria decisione precluso. Jerzu, Bosa, Milis, ma anche Cortes apertas e Autunno in Barbagia, c’è un mondo là fuori che non deve più sfuggire al nostro sguardo e a quello di Instagram.

Merita un paragrafo a sé la sindrome del “abbiamo un sacco di cose qui, che bisogno c’è”. È una brutta malattia che sta fra il campanilismo e quel maledetto tipo di turista che sostiene che l’esplorazione del mondo debba muoversi per vie concentriche: prima la propria città, poi provincia, poi regione, poi nazione (per intero), poi continente e così via. Ma scusa, dice lo stronzo, perché vai alle Bahamas se hai Teulada? Perché voglio andare alle Bahamas, rispondete voi, mi raccomando.

Sconfitte le distanze non grazie a nuovi motori o a nuovi treni marcati Montezemolo, ma grazie a una connessione a banda larga, si va. Dice: a Jerzu c’è tutta Cagliari e questa frase raccoglie un po’ tutto quanto si possa dire. Andare a Jerzu o alle altre numerose occasioni al di là dello specchio è come andare a una serata. Si era già detto che, per fare parte del giro (non intendo essere CCC, ma partecipare alla vita mondana cittadina) è necessario andare a qualcosa di organizzato. Non che facciamo oggi, ma cosa c’è oggi. Calici di Stelle è come il sabato al CoCò, solo una volta all’anno (una specie di Natale delle serate). Quindi si va lì a fare ciò che si fa Cagliari, con l’abbigliamento tipico di Cagliari, a camminare coi tacchi sui ciottoli. Non più la sagra del vino, quindi, ma la sagra della pashmina. C’è del poetico nell’andare a sciorare a Milis. Non importa il luogo, l’importante è che ci sia da bere e che ci vada chi ci deve andare. Vi immaginate se si arrivasse ai PR della sagra?

E così non è vero, con buona pace delle fibre ottiche, che i cagliaritani vanno lontano da Cagliari. Quando andate alle Vele dite forse che state andando a Quartu? Andare alla sagra consigliata dal vivere mondano non è andare nel paese X, ma è comunque andare a Cagliari.

 

(1) Cito l’incipit di Notizie da un’isoletta del grande Bill Bryson, anche se l’isoletta in quel caso è un’altra.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...