A un passo dal baratro: la mega-recensione. Ultima parte.

Parte III: Catholicland.

«Cuore aperto, consuma rosario, piega ginocchia, fax sempre aperto con Dio, tesoruccio mio». Con queste istruzioni per l’approccio diretto a Dio inizia la parte “teologica” del libro.

Punto uno: non scomunichiamo i comunisti, anche loro possono cambiare. L’esempio di Renato, presidente di una Onlus è emblematico: cattolico avviato al sacerdozio, scopre poi Marx e la «negazione dell’esistenza di Dio», ma da grande viene bloccato da un imprevisto a Medjugorje e ala fine torna alle origini. La sua conversione sconfigge, pensate un po’: la totale e cieca fiducia nella ragione.

Poi c’è la questione della scienza che «non può non fare i conti con la fede»: e infatti la sua guida sul posto, Mirela, aveva «affidato» la sua figlia di pochi anni alla Vergine dopo che questa aveva subito un delicatissimo intervento al cuore. I dettami dei medici erano di non allontanarsi da un ospedale psichiatrico, ma loro si affidano alla veggente Vicka che risponde: di che vi preoccupate? Ci pensa la Madonna. E la bambina guarisce. Paolo lo chiarisce: a Medjugorje si va per cambiare vita e a ciò è dovuto tutto, anche piccoli ritardi nei voli.

Di interessante c’è che, sotto sotto, Paolo ammette che Medjugorje è un business, per quanto «non ci stia» alla demagogia del supermercato del sacro. L’apparizione della Madonna, con i pellegrini, ha portato dietro anche l’economia di mercato. «E poi, sapete come vivevano i croati in Bosnia prima che apparisse la Madonna? Di sola economia agricola di sostentamento». Ecco perché mi chiedo, come mai in un periodo di crisi così non facciamo apparire una Madonna in Sardegna. E comunque tutto ciò fa dell’Erzegovina «l’anticamera del cielo».

Il quadro di Medjugorje comunque sembra oscillare fra la Disneyland Cattolica con alberghi con balconi panoramici sulla montagna e la comune hippy per discepoli di Gesù, infatti la gente ti ferma per strada e ti inizia a parlare delle loro esperienze senza che tu abbia il tempo di dire “non me ne frega un cazzo”. C’è ovviamente anche Miracleland, dopo veggenti parlano con la Madonna e la statua di Gesù perde liquido che ai veggenti la Madonna ha detto che è un dono per l’umanità. Vabbè che vi aspettate come dono da uno a cui è stata regalata la mirra? Con un tocco di complottismo dato da «fonti non istituzionali» che dicono che quel liquido è assimilabile alle lacrime.

Ovviamente conosciamo anche i veggenti. La cosa più golosa è lo stipendio-messaggio. Marija, una delle veggenti, riceve infatti un messaggio per il mondo 25 di ogni mese, due giorni prima della busta paga. Altri veggenti sono meno potenti: hanno una sola apparizione all’anno. La più potente è Mirjana che è l’unica a conoscere il decimo segreto, quello che «farà tremare il mondo». È anche la signorina Rottermeier (si scriverà così?) del luogo, dato che è lei a imporre digiuni per salvare il mondo, cosa che i pellegrini italiani sembrano odiare. Vicka, invece, è la Dante degli anni 2000, ha infatti fatto, con la Madonna e su una nuvola (sic!) un viaggio per visitare paradiso, purgatorio e inferno. Palo vuole sapere com’è l’inferno ma Vicka dice che è terribile: i dannati soffrono per l’eternità, tormentati da demoni orripilanti. Ora, questo è il posto che attende voi lettori sghignazzanti di questa recensione. Ma ho una cosa da aggiungere: cara Vicka, non sei originale e se vuoi che almeno mi sforzi di leggere una cosa sull’inferno, mettimela in versi e fammi vedere quanto vali. Anche lo sforzo fantascientifico è debole: il viaggio che comincia con il tetto che si apre e la nuvola-astronave che parte come un razzo per i cieli non mi convincono per nulla.

Lassù in cielo Medjugorje piace parecchio, infatti scopriamo che durante la guerra doveva essere rasa al suolo (il perché i serbi volessero radere al suolo un villaggio di pastori di poche anime non ci è dato saperlo), le previsioni davano giornata di sole ma in realtà venne su la nebbia, quindi niente bombardamento. Un caso? No. Ovviamente nelle foto fatte da Paolo&Co. nel cielo buio e nuvoloso di M. spuntano dei lampi bianchi che sembrano disegnare la figura di una donna. Ci dice che «è chiaro che le interpretazioni possono essere molteplici e aperte a tutte le discussioni» (tipo le zie chimiche?)

La potenza della Vergine però è tale da arrivare fin dentro il posto di perdizione noto come Twiga. infatti, quando il cuoco acquistò delle rose selvatiche al Conad queste germogliarono il 13 maggio (giorno in cui il secondo pellegrinaggio di Paolo era a M.) e il 5 agosto, giorno della dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

Il libro è poi costellato di miracoli e coincidenze-che-non-sono-coincidenze. Raccontare tutti gli episodi sarebbe troppo e penso che qualche testata stile Oggi l’abbia già fatto. C’è di tutto, anche il guaritore brasiliano che ricorda «un Fiorello prima maniera, quello del Karaoke, stavolta, però, in nome di Dio», non solo, si scatena come «il Niccolò Carosio dei tempi migliori o Caressa di Sky per i giovani d’oggi». In quest’ottica diventa un miracolo anche la vista di un arcobaleno perfetto.

AAA cercasi Arcobaleno: Paolo non ha foto, se per caso il 19 luglio 2009, verso le 20, vi trovavate in Località Medjugorje, Catholicland, Vico dei Miracoli, e avete fatto una foto mandatela a paolobrosio[at]paolobrosio[dot]com.

2 pensieri su “A un passo dal baratro: la mega-recensione. Ultima parte.

  1. Ne avevo intercettato il giro televisivo nel periodo di uscita del libro….ridicolo.
    Almeno Claudia Koll non rompe l’anima a nessuno con la sua conversione, che se uno trova la fede no è che la deve sbandierare in ogni vita in diretta o verissimo

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