Quel bar di scienze politiche.

I bar sono l’oggetto più vicino a un essere vivente. Non esiste bar fuori posto, o meglio, esiste per poco, poi muore. Il bar assorbe ciò che gli sta intorno, s’incastona nell’ambiente e lì resta. I bar delle stazioni sono allora brutti, chiassosi, spesso sporchi e tutto va di fretta. Lo Svizzero del Largo sta invece lì come la cometa sull’albero di Natale, è perfetto, non potrebbe esserci altro, lì. L’Antico Caffè è di fronte a DEV, così si fa anche poca strada e le scarpe si consumano poco, perché si sono pagate tanto.

Così nel Viale Diurno, superato il rimasuglio che il vecchio liberalismo non è riuscito a espropriare, oltre le pigne, non degli alberi, c’è un bar che deve stare lì anche se starebbe benissimo al Poetto. È un buco nello spazio-tempo, un chiosco che dalla spiaggia è stato traslato in una facoltà. L’impatto dei bar universitari è di solito il rumore delle tazzine, il barista che ti apostrofa prima che entri, l’odore del caffè, cosa le preparo professore? ditemi, ragazzi, il solito, garo? Vedete, è un po’ come la storia di Forlì che ha solo due locali notturni: quanti volete che ne possa avere? Quindi come volete che sia il bar che è punto di riferimento del Polo e del Viale Diurno?

L’impatto è tutto un’altra cosa. Non è la reverenza verso i professori, ma la birra sul tavolino. Non è fatto per stare in piedi, prendere un caffè veloce e tornare su a lavorare. Ha i tavoli all’aperto e c’è sempre il sole e al tavolo non ci si siede per un attimo e si va via, si sta un bel po’, anche un’ora, perché no? e si chiacchiera come si farebbe, appunto, al Poetto. Poi sì, ha tutte le cose del bar: le paste, le pizzette sfoglia, le insalate e i panini. Quindi, sì, assolve a tutte le sue funzioni. Però la sua funzione principale è un’altra: di ritrovo più che di ristoro. Non si potrà dire così che stasera non siamo usciti, siamo andati in biblioteca e poi siamo andati al bar. Non a fare la pausa caffè, ma un surrogato d’uscita.

Non potrebbe stare al Magistero, è troppo brutto il Magistero. E poi ci sono troppi no-tav, quelli che stanno lì a puntualizzare che la tua vita consumistica mi-fa-schifo. Neppure a ingegneria, troppi maschi, troppa poca igiene. E quindi sta nell’unico punto in cui potrebbe stare, dove l’Università non è in contrasto con la vita sociale (maledetti studenti di medicina) e ci sta davvero benissimo.

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