A Cagliari l’estate dura un giorno in più.

Quest’anno la pioggia mi ha impedito di verificare uno dei fatti che caratterizzano Cagliari. Ovvero, il 31 agosto la spiaggia è piena, il 1 settembre è semi-deserta. Perché? Non lo so, senza citare la Jagermaister (benvenuto visitatore dirottato qui da google mentre eri in cerca di un cocktail nuovo. Prova a mettere dentro un bicchiere di Red Bull un bicchierino di Jagermaister: si chiama Jagerbomb ed è parecchio buono. E benvenuto anche a te, visitatore che volevi sapere come si è piazzato Vettel). Sì, vi ho deluso, ma anche a me ha deluso il libro dei perché che alla domanda perché la Coca Cola in bottiglia è più buona? rispondeva non si sa, probabilmente è autosuggestione.

Ora, finito il gioco per dirottare incauti internauti via Google, quello che ho detto è vero. Dare un inizio o una fine all’estate a Cagliari è complesso. E quindi arriviamo al fatto #2: ogni anno l’estate a Cagliari dura un giorno in più dell’anno precedente. Quando vai a scuola è diverso: inizia il 10 giugno, finisce intorno al 15 settembre (anche se dal 1 al 15 al mare non ci vai, imbecille — e mi riferisco alla versione 16enne di me, quello che prendeva tutti i giorni il 9P fino al Poetto, sabato e domeniche incluse, 40 minuti per andare, 40 per tornare). Quest’anno la mia estate è cominciata con un adulto che conosco che diceva, cito testuale, «ho sentito che torneremo ai tempi antichi, che dopo ferragosto arrivava l’autunno». La memoria fa brutti scherzi o il global warming zacca di brutto? Opzione uno, direi. Varie volte sono stato smentito per ricordi che ero convinto di avere chiarissimi. Ovviamente non è andata così, altrimenti che ci facevo prima che arrivasse questo anti-ciclone — che si chiami così o no, ma sia maledetto — a Tuerredda? La novità di quest’estate sono stati i nomi dati ai periodi caldi, prima non si usava, ma state tranquilli, faceva caldo comunque. E così i media scoprono che d’estate fa caldo, come quest’inverno hanno scoperto che faceva freddo (ho una pagina del Corriere del 1905, se vi può interessare, che dimostra che mondogaggio non mente).

La convinzione resta sempre la stessa, immutabile e immutata: quest’anno fa più caldo, o fa caldo per un giorno in più. Le ragioni sono tante. Mia mamma alla fine ha ceduto e me l’ha detto: non è che il 16 agosto faceva freddo, è che dopo il 15 non ci portavano più al mare. Poi c’è anche la frenesia di mettere la felpina/maglioncino/camicetta comprata nuova nuova che porta a bypassare il pericolo-sudore. Il grande inganno sta però nelle scuole elementari. Quando ci insegnano le stagioni non ci dicono che sono una convenzione. E quindi pensiamo che il 21 settembre a Cagliari sia lo stesso che a Milano o a Pavia o a Trieste. Mi viene in soccorso una mitica Guida al turismo itinerante in Sardegna stampata negli anni ’90:

In Sardegna il clima è dominato sostanzialmente da due stagioni: una calda e arida, approssimativamente da maggio a ottobre, l’altra fredda e umida, da novembre ad aprile.

Le stagioni sono soggettive, d’altra parte a Cagliari non ti accorgi che è Natale se non perché la Rinascente è accesa. Ma quest’estate che è durata un giorno in più se ne va, perché sono i bagnanti a levare le tende.

Addio mega accampamenti con ombrelloni in doppia cifra, teli, sdraie, tavoli, carte, anguria da sagra dell’anguria, carrellini-porta-tutto, frigoriferi da campo in stile esercito, figli, parenti. Per un minimalista come me sono cose da brivido (e con minimalista intendo che spesso mi dimentico anche il telo da mare a casa): esci alle 7.30, porta giù quindici borse, incontra i parenti al distributore, 8.15 siamo in spiaggia, piazza l’accampamento, 8.45 siamo operativi, inizia a mangiare. Poi quest’anno ho visto l’accampamento ultra-pro: non solo avevano quantità di cibo da risolvere molti problemi nel mondo, ma avevano fornelli da campeggio e caffettiere al seguito. Perché il termos è per principianti. Altri 9 mesi senza vedere di questi spettacoli è dura, fortunatamente per me l’estate finisce dopo settembre.

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