Lo struscio del sabato sera.

Fra i rituali che si ripetono nella vita dei giovani e non-più-così-giovani cagliaritani c’è quello dello struscio del sabato sera, vale a dire quella serie di tappe che portano poi al momento topico del fine settimana, che dico! della settimana.

Il sabato, non lo scopriamo oggi, è il giorno della libera uscita da quando sono state inventate le domeniche. Ma non basta uscire per fare lo struscio. Andare in pizzeria, andare in un bar qualsiasi, andare al cinema, andare a cena da un amico non è lo struscio. Per struscio s’intende un percorso che va dal pre-serata alla serata e che si articola per gli ambienti più in tiro del momento, cioè quelli mondani, dove si recepiscono le mode e si dettano i canoni. Voglio dire: ci sono dei posti dove zio, è una busta diventa una frase cool, quasi generazionale, invece che il motto di una spesa in famiglia all’Auchan. Non è la vita sociale, che più o meno tutti hanno, è la vita mondana, nei palcoscenici concessi al pubblico di una città di medie dimensioni. Non basta dire che usanze e rituali si diffondono oramai via internet, ci sono dei posti fisici nei quali si aggiungono termini alla phraesologia kalaritana e dove si scopre che se vuoi essere del giro devi giocare a poker.

Pronti, via, allora. C’è da decidere dove mangiare, ma di solito a casa. L’aperitivo non sembra ancora funzionare a Cagliari. Si dice che si fa, ma l’aperitivo alla milanese pare incompatibile con le usanze del posto. Alle 7.30 i cagliaritani non cenano. L’Emerson in estate può essere un’eccezione, ma per il resto delle stagioni il pre-serata comincia dopo cena. Il Puccini è la fermata d’obbligo per chi è al top, soprattutto dall’autunno alla primavera, poi in estate c’è la succursale al Poetto, che poi è a fianco al Karaoke più gaggio che c’è, dove il neo-melodico è topico. Altrimenti anche il Peek-A-Boo, rifugio del vero gamberone. Il Libarium (che una sorta di aperitivo lo fa) va bene soprattutto col bel tempo, grazie al bastione di Santa Croce, è un pre-serata 2.0 perché poi si può stare lì a vedere pelo oppure scendere al Mojito. Libarium-Mojito-Discoteca è il classico struscio estivo. Il triangolo della moda e del linguaggio d’avanguardia, dove la subcultura hipster deve giocoforza cedere il posto a un abbigliamento più fighetto. Quando fai queste tappe sei troppo in piena. Essere in piena o in grinta  è un requisito fondamentale per andare in serata, vale a dire la serata, che conclude lo struscio. La serata è in discoteca. Jackie O o Cuore, Grace K o K Lab, Spazio Newton (da spazio) o CoCo’, poco importano i nomi, questi sono i punti di riferimento. Un potenziamento si è avuto con le serate dal nome straniero: bisogna riconoscere che i primi sono stati quelli del Do you party? poi sono arrivati Ready to celebrate e Todos in delirio e così via, l’importante era il nome esterofilo e la possibilità di dire in giro: o’ ci vediamo al Todos?

Essere in serata, considerando che richiede l’essere passati per il pre-serata, è una spesa ingente. Ma gli italiani hanno perso il primato del popolo più risparmiatore del mondo. Cancellate la parola d’ordine sistemarsi e togliete dalla bandiera tricolore la scritta tengo famiglia, ora i soldi si spendono eccome. Sono almeno 50 euro se vuoi essere in piena. Penso che a breve si venderanno i cocktail anche con le cambiali.

Ma la serata non basta. Lo struscio si fa esclusivamente con il tavolo. Vodka, Redbull e un cesto di frutta (sic). Il tavolo serve a garantire la comunicazione, che è resa impossibile nella pista da ballo, dove lo struscio è di un altro tipo ed è struscio duro. È qui che si definisce cosa va bene e cosa no: il polsino della camicia girato, le scarpe allacciate o no, il modello giusto o no ecc. In sostanza, il pokerino del giovedì sera si fa solo perché c’è stato il sabato che l’ha introdotto. Qualcuno deve pure aver detto che il Texas era famoso non solo per i buoi dalle lunghe corna ma che esisteva un poker alla texana. E questo può essere successo solo allo struscio. Finita la serata si va a fare colazione: Pino Deidda, Bar Giardino, si varia un po’. L’importante è dire che è stato un seratone, che ci siamo divertiti troppo e che abbiamo le foto su Facebook a testimoniarlo. È fisiologico che la serata che perdi è la migliore di sempre, quella a cui vai ti sembra uguale alle altre. Zio oggi era una busta ma lo scorso Ready era una bomba, peccato che non c’eri.

Lo struscio, nella sua funzione di momento topico, detta anche i ritmi della settimana. Dà qualcosa di cui parlare (del tipo: hai visto quella troia?), fa riflettere su come vestirsi alla successiva serata, ridefinisce ciò che è in e ciò che out. Le lamentele finiscono il martedì e da mercoledì si può iniziare a cercare una prevendita.

Senza il tavolo io non vado. Dio com’è sublime!

 

(1) Prendo il bellissimo titolo da Tom Wolfe che lo ha usato per parlare delle serate dell’alta società di New York.

2 pensieri su “Lo struscio del sabato sera.

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