Proletarizzare la classificazione Dewey. I rivoluzionari da biblioteca.

Ma se non hai il mitra come fai la Rivoluzione? Facendoti crescere la barba!

In aula si sta parlando di storia americana, di Malcolm X, di Martin Luther King, del movimento per i diritti civili, poi la mano si alza e lui da dietro dice: «Ma non state considerando il concetto di negritudine».

Il concetto di negritudine, buon Dio. La riconosco quella voce, non viene dal diaframma, sembra venire dal cervello. Si dà un tono, come certi intellettuali, è la voce del catechismo. Ora penso che non è venuto qui per parlare di Malcolm X e di negritudine è venuto per catechizzarci, perché sapeva che noi non avremmo mai parlato di negritudine perché noi siamo il Potere, o gli schiavi dello stesso.

Lo capisci che quello che ti stanno dando è un prodotto? L’istruzione universitaria serve il potere, t’illudono di essere libero e ti vendono la cultura di massa. Tutto ciò che è di massa è sbagliato. Niente multisala, niente fast food, niente catene di negozi, niente posti un po’ conosciuti. È la catechesi all’ennesima potenza, che dico! è una missione gesuita. Ma non ci sono rosari, così come non ci sono armi, qui la Rivoluzione avanza per parole-chiave, per concetti. Negritudine, villaggio globale, massificazione, plusvalore, partecipazione, clerico-fascismo, non-luoghi. Si tratta di imparare qualcosa dalle lezioni, solo quel qualcosa che il Palazzo lascia trapelare e poi usarlo contro il Potere dopo averne affinato la conoscenza in biblioteca. Avete presente quella studiosa che si era trasferita con gli orango? Noi siamo gli orango e i missionari-della-rivoluzione ci studiano e istruiscono. Ecco perché non parlano ma profetizzano. Non hanno amici ma proseliti.

Ed è tutto un ce, boh, non vedi che? non pensi che? ci ricordiamo di quegli anni e tu pensi: scusa come cazzo puoi ricordarti degli anni ’70 che sei nato dieci anni dopo? A volte sembra di sentir parlare tuo nonno perché siamo nel prima prima prima. Prima si stava meglio, prima c’era questo, prima non c’era questo. Continuando di questo passo si rimpiangerà il passaggio dallo stereo sulla spalla agli auricolari (massificati).

Missionari-della-rivoluzione, rivoluzionari da biblioteca. Come quando negli Stati Uniti gli attivisti andavano a mauimizzare i paarapalle, la loro missione è far avanzare verso il sole dell’Avvenire senza sparare un solo colpo.

Ce boh io credo che prima ci fosse più solidarietà e invece ora. E invece ora! Lo so, lo sta per dire, ora lo dice: e poi boh. Chi lo spiega ora a Zuckerberg che grazie a lui (cioè a facebook) il e poi boh si è diffuso e ora fa parte del linguaggio dei non-omologati? Ma secondo voi, prima, lo dicevano e poi boh in un’aula universitaria?

Ma se non vuoi far parte della massa qualcosa devi farla e allora ti fai crescere la barba o, se sei una ragazza, lasci una treccia in mezzo ai capelli lisci. L’importante però resta il tono e così puoi uscire di casa e proletarizzare la classificazione Dewey.

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