Il rap spiegato a Cagliari.

Erano gli anni del «chiaro». Quando si diceva chiaro invece che . Usciamo stasera? Chiaro. Bella giornata, Poetto? Chiaro. Chiaro poi è sparito e con lui tante altre cose, come l’hip-hop al terrapieno. Restano solo i graffiti, la gente è sparita ma non la sua storia, come i disegni dei cacciatori nelle caverne.

C’è stato un periodo, verso la fine degli anni ’90, nel quale Cagliari conobbe l’hip-hop. Erano anche gli anni in cui ci si poteva vestire hip-hop, cremino o di tendenza che voleva dire primordi del gamberone, l’abbigliamento del vero abitante delle discoteche quando erano delocalizzate ad Assemini, prima insomma dei supermercati. Pantaloni aderenti, Wrangler per i più semplici, in pelle per i più avanzati, magliettine improponibili, giubbotti Essenza. Brutte cose. La maggior parte dei graffiti che ancora popolano la città risalgono a quegli anni, prima delle Balene del fratello di Marco Carta che comunque in quegli anni era noto per far parte della più famosa crew di Cagliari, la TNT: Terrore Nei Tetti.

Chi è stato adolescente in quegli anni è stato probabilmente parte, seppure in forme diverse, di quella subcultura. Visto che pare che i comportamenti dei giovani si spieghino sempre per la ribellione, la ribellione passava per i pantaloni larghi e quelli che ben pensano di Frankie Hi Nrg, che faceva molto noi/loro, chi sa chi fossero gli altri, ma erano il nemico. In tanti avevano una tag, seppure non tutti avevano il pedigree per andare al terrapieno, dove, fra un porro e l’altro, fra un graffito e l’altro, qualcuno si dava da fare e faceva vedere tronfio le tracce lasciate per terra come trofei. Erano anche gli anni in cui Neffa non cantava quelle cose che canta ora ma era uno di noi e che chi non taggava andava a breakkare a Le Ormus, rigorosamente con il cartone.

Passeggiando al terrapieno, ormai deserto, mi chiedevo che fine abbiano fatto quelli i TNT. Gli impiegati dell’INPS? Ricorderanno di essere stati (anche) loro a portare a Cagliari i termini West e East Coast che in assenza di internet ben pochi sapevano cosa fossero? Tupac era ancora vivo, nel senso che era già morto, ma la gente credeva ancora che fosse vivo.

La ribellione ha poi cambiato forme e quando è arrivato Eminem erano in pochi a dire «è troppo commerciale». Non resta molto di quegli anni, la subcultura sopravvive e ce lo testimoniano i vari video di rapper in erba su youtube. Ma i writer non si vedono quasi più. È il dramma di internet: Kukku Krikka è un fenomeno nuovo oppure quelli così esistevano anche al terrapieno ma non venivano esposti al pubblico ludibrio?

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