Gaggiopoli

La macchina sfrecciò verso l’incrocio alla velocità di un pitbull incazzato, riuscendo a fermarsi a pochi centimetri dallo stop ma quattro stop dopo. La quiete del ridente quartiere fu interrotta dal battere tunzistico che fuoriusciva dai vetri fumè abbassati quel tanto che bastava per fare spuntare un cappellino nike e un paio di occhiali da sole per le immersioni ma senza boccaglio. Mincacazzo disse l’autista prima di premere acceleratore e frizione insieme per fare da coro alla canzone. Ma non fece in tempo a fischiettarne qualche nota che subito la macchina fu circondata da tutti i lati, la polizia cominciò a gridare puntando le pistole contro la vettura mentre un elicottero copriva il suono della musica con le parole che il copilota sputava attraverso il megafono «state tranquilli, la procedura sarà completata in pochi minuti, restate nelle vostre case».

E così fu: la portiera venne aperta e il ragazzo fu trascinato per terra, incappucciato e ammanettato mentre i cani gli abbaiavano contro rabbiosamente. La macchina, una golf nera, fu fatta detonare all’istante.

«Un altro è stato preso» disse soddisfatto il commissario.

«Al suo destino nessuno gli sfugge» rispose l’appuntato scelto annusando il mix di esplosivo e arbre magique alla vaniglia.

«Mettetelo sul primo traghetto».

La legge 155/2003 aveva infatti prescritto la deportazione di tutti i gaggi verso un’isola situata nel mezzo del nulla. Dalla sua entrata in vigore, oltre 23.000 esemplari erano stati setacciati, ripuliti, de-pitbullizati, de-cascionati e imbarcati. La Tirrenia si era offerta di prestare i suoi traghetti per tale nobile causa e i prigionieri sembravano apprezzare: le tante trasferte fatte su quei velieri li facevano sentire, per l’ultima volta, a casa.

 

Era sera e fuori dalla discoteca la folla cercava di prendere d’assalto i bastioni d’ingresso difesi da buttafuori e organizzatori lasciati da soli a combattere dopo il crollo della linea prevendite. L’esercito assediante armato di capelli gelatinati, tacchi alti e scudi-orologi digrignava i denti in segno di sfida. Mentre i gradi alti già varcavano trionfanti i cancelli, la truppa degli studenti, operai e manodopera a basso costo consumava il loro ristretto salario in cambio di un ingresso. C’era anche chi, fra gli altri, firmava cambiali per due rum & pera e un mojito.

Nascosti nella informe massa, due agenti osservavano attenti fin quando i loro occhi non ingaggiarono il bersaglio. Media altezza, carnagione medio-scura da ripetuta (negli anni) esposizione al sole, ghigno alla arrogu tottu e puzza di ignoranza mischiata a due litri e tre centilitri di deodorante da cucco. «Eccolo là. Li adoro quando credono di mimetizzarsi perché indossano una camicia» disse uno degli agenti «manda l’esca».

Al segnale, un ragazzo timido cercò di sorpassare il sospetto intento a fare – o meglio, a scavalcare – la fila.

«Oh mì che ti shcoppio» fece quello. Ma non poté raddoppiare più di tanto la p perché una scossa elettrica gli attraversò i reni e salì rapidamente fino al cervello. A terra rantolava con le convulsioni mentre ancora balbettava «su cunn… su cunnu.».

«Ne abbiamo preso un altro» commentò l’agente #1 mentre calciava i reni del gaggio rotolante e imprecante «ormai ne mancheranno pochi».

«Poi sarà il turno dei truzzi».

«Per un mondo migliore?»

«Per un mondo migliore».

2 pensieri su “Gaggiopoli

  1. Meravigliosi. è dai tempi dei cannibali che non leggevo qualcosa di tanto arguto, e tremendamente pop (passatemi il termine ”tremendo”).
    Chi siete? Dove andate? Perchè vi ho scoperto solo ieri?
    Vi amo e vi condivido.
    Tutti devono sapere.

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