L’evoluzione antropologica di internet.

Ogni generazione disprezza la precedente e si sente superiore a quella successiva. È una vecchia regola che si perde nei meandri delle sciagure umane, tanto che già Cicerone lamentava o tempora o mores!

Della generazione che è nata con internet si dicono sempre peste e corna, anche perché hanno utilizzato il web quando era già diventato 2.0. Queste critiche possono così essere riassunte: è una generazione di idioti.

È una spiegazione semplice, piuttosto vera ma non soddisfacente. Non perché io non sia convinto che il mondo sia popolato di idioti, ma perché non credo che ci siano più idioti oggi di quanti ce ne fossero ieri. Pur sentendoci migliori dei nostri genitori, riteniamo che ci fosse, qualche tempo fa, una belle époque dell’intelligenza, quando tutto era più bello, più felice e adatto a noi. La differenza è che internet, e i mass media in genere, hanno dato a tutto questo una maggiore pubblicità. Non penso che la mia classe delle scuole medie fosse, per una gran parte, migliore dei bimbiminkia di oggi: non avevano i mezzi per mostrarlo al mondo.

La domanda allora è che cos’è questa generazione? Che cosa la caratterizza? Quello che penso è che internet ha dato loro (ma ha dato a tutti noi) la possibilità di esternare, ovvero di comunicare con il mondo e allora loro, come noi, hanno cominciato a pensare che al mondo interessasse ascoltarli. Perché su facebook si scrivono status così personali che a volte li capisce solo l’autore? Perché scriviamo che siamo incazzati? Perché sto scrivendo su questo blog?

In questo senso, credo, internet ha favorito o va favorendo un cambiamento antropologico. Più che sfogarsi, internet esprime la pretesa di essere ascoltati perché tutti — in buona fede — crediamo e speriamo che agli altri interessi ciò che abbiamo da dire. Chi è cresciuto con internet (e siamo arrivati a questa generazione di adolescenti) si sente più a suo agio e quindi pubblica molte più cose. Senza dubbio molte saranno idiozie, anche per il vecchio adagio che a 15 anni siamo stati tutti un po’ coglioni.

Il male è pensare che siano tutti bimbiminkia solo perché questi si espongono con fierezza al pubblico ludibrio. Se ci pensate bene, il loro corrispettivo c’è anche nelle generazioni precedenti: i 40enni che vanno ancora in discoteca e parlano come ragazzini, i 30enni che non si rendono conto che la vita è iniziata, i 20enni che pensano che l’importante sia fare la bella vita.

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